23 Marzo 2021 - 05:00

    Lavori in corso: dagli anni Sessanta a oggi Con breve intervista a Lucinda Vardey. Articolo di Maria Rita Cerimele

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    Tina Anselmi Tina Anselmi

    Anni Sessanta-Settanta: si respira un’aria nuova nella società civile per ciò che riguarda la considerazione delle donne, il loro ruolo, con importanti trasformazioni interne ai soggetti. Voglio dire che molte donne, e accanto a loro parecchi uomini, diventano consapevoli del proprio valore ed esprimono esigenze di emancipazione. 

    Poi anche esterne. 

    La Costituzione della Repubblica Italiana aveva sancito l’uguaglianza fra i sessi, ma consuetudini culturali e sociali impedivano una reale parità; in questi anni si registrano significativi cambiamenti.  Qualche esempio: abolizione di reato per l’adulterio della donna, insieme al diritto di separazione se adultero è il marito (1968); il nuovo diritto di famiglia con la parità piena tra i coniugi, l’eliminazione della dote (1975).

    Nel 1976 per la prima volta una donna,Tina Anselmi, è  Ministro (del Lavoro e Previdenza sociale).

    Si susseguono, insomma, tante conquiste democratiche che vanno difese, consolidate, perchè, come la storia insegna, possono essere precarie e/o addirittura svanire. 

    Anche la Chiesa in quegli anni, sull’onda del Concilio Vaticano II e delle questioni da esso poste, si fa più attenta alle domande, alle esigenze, alla specificità delle donne. 

    Dalla seconda metà degli anni Sessanta le donne sono finalmente riconosciute come soggetto teologico e possono accedere a studi di Teologia, cosa prima impossibile, malgrado la vita, il pensiero, l’azione di donne come Caterina, Ildegarda di Bingen, Teresa -tanto per citare solo qualcuna delle più note- e, in tempi ben più recenti ma sempre precedenti il Concilio, Edith Stein, Etty Hillesum, Hannah Arendt, (che è figura originale, centrale -e ancora assolutamente attuale- nel dibattito politico filosofico, con notevoli implicanze teologiche), Chiara Lubich, il cui Carisma dell’Unità è anch’esso denso di prospettive teologiche che stanno continuando a venire alla luce e ad essere approfondite.

    Tutte in modi diversi hanno fatto una profonda esperienza di Dio, della Sapienza e hanno aperto strade totalmente nuove. Poche righe esemplificative sull’ultima che ho citato e che ho conosciuto direttamente. 

    Quando Silvia, poi Chiara, Lubich iniziò a vivere radicalmente il Vangelo, nel 1943, nel mezzo della rovinosa seconda guerra mondiale, era assolutamente impensabile, nell’ambiente della Chiesa Cattolica Romana, che una persona, tanto più se donna, potesse “pretendere” di comprendere la Parola di Dio, era indispensabile un sacerdote per la retta interpretazione. Così come era assurdo parlare di amore, termine che poteva dar luogo ad equivoci anche pesanti, e di unità, parola usata solo dai comunisti, considerati gente senza Dio da cui guardarsi. 

    A Chiara non importa niente. Il Vangelo diventa l’unica bussola cui orientare la vita e codice di una rivoluzione dai risvolti spirituali e sociali. 

    Lo apre, lo legge, lo vive, alla lettera. E Dio le risponde alla lettera. 

    Così nacque quel piccolo gruppo che rivoluzionò abitudini, rovesciò convenzioni sociali. La Chiesa studierà quello che ormai era divenuto un fenomeno e lo farà con estrema attenzione e una severità che può sembrare eccessiva, messa ben in luce nella recente fiction della Rai su Chiara. Ma sotto il comportamento del sant’Uffizio c’è una grande sapienza: sarà accertato che non si trattava di una fiammata di entusiasmo nè  di plagio, c’entrava proprio quel Dio che Chiara aveva riscoperto e faceva riscoprire (o scoprire) Amore. 

    Basterebbero i pochissimi nomi citati e l’esempio molto stringato della vicenda della Lubich a dimostrare che le donne sono capaci di dare un contributo del tutto originale allo sviluppo della teologia, anche quando non sono studiose del campo.

    Da Giovanni XXXIII in poi lo sguardo della Chiesa istituzionale sulle donne si fa più attento, fino ad arrivare a papa Francesco che non perde occasione per sottolineare molte volte la necessità sempre più impellente di aprire spazi anche decisionali alle donne. In questa direzione va anche la nomina di alcune donne  in posti chiave all’interno della Curia, del Vaticano. Riforme timide?poco significative? Non credo, comunque certamente forte segno di novità. 

    Importante, nel contesto del suo magistero, l’invito che Francesco rivolge più volte direttamente alle donne ad impegnarsi per una “profonda teologia della donna”: non si tratta solo di occuparsi delle donne nella Chiesa e nella società, di insegnare nelle Pontificie Università, ma proprio di elaborare contenuti che esprimano su tutte le questioni teologiche una prospettiva, quella femminile, finora assente o marginale, che potrà quindi in qualche modo -per così dire- “completare” la Teologia. 

    Proprio per rispondere a questo invito del papa, una coppia canadese, lei scrittrice e insegnante di Spiritualità Femminile, lui teologo, economista etico, docente universitario, autori entrambi di numerose pubblicazioni, hanno iniziato un percorso. 

    Parlo di Lucinda Vardey e John Dalla Costa, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e con cui condivido alcuni progetti. 

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    Lucinda Vardey
     
    Lucinda, tu sei nata in Gran Bretagna, presto ti sei trasferita in Canada e attualmente vivi da quasi tre anni in Italia. A Roma per 3 giorni in 3 anni consecutivi, insieme a John, hai animato i lavori seminariali di un gruppo prestigioso di Teologhe e studiosi/e provenienti da tutto il mondo. 

    Puoi riassumerlo in poche parole?

     “Abbiamo formato i temi dei seminari (e in seguito li abbiamo trovati confermati nel Dialogo di Santa Caterina da Siena) come una “porta” per identificare ciò che potrebbe essere considerato intrinseco ad una Teologia femminile non solo dall'esperienza delle sante ma anche da quella di donne di spicco nella cultura e nella società (e questo include alcune della Chiesa ortodossa orientale).  Abbiamo identificato ciò che è proprio di un intelletto femminile nei modi di comunicare una relazione con Gesù, così come l'essere femminile permette al mistero della vita e della morte di Gesù di essere vissuto in una spiritualità integrata.” 

    Quali pensi possano essere gli sviluppi, le prospettive di questo prezioso lavoro? 

    “La decisione più importante che abbiamo preso insieme a Roma è stata quella di fare in modo che le nostre scoperte in Teologia e Spiritualità fossero condivise con il mondo intero.  

    Molti dei temi che abbiamo toccato richiedevano un dialogo più approfondito, e questo sta continuando attraverso il lavoro di gruppi che si sono costituiti a Roma e a Toronto.  Inoltre abbiamo iniziato una rivista internazionale trimestrale online in italiano, inglese e francese dal titolo “UN UNICO ACCORDO: vivere la dimensione femminile come Chiesa”. La rivista permette di dare alle idee un'applicazione più concreta non solo nella Teologia ma nella comprensione delle specificità di una dimensione femminile.  Poiché Papa Francesco ha affermato che "senza la dimensione femminile, la chiesa perde la sua vera identità" stiamo rispondendo a ciò che compone questa vera identità e come, come donne e uomini insieme, possiamo applicarla nella nostra vita, nel lavoro e nella preghiera. (www.magdalacolloquy.org

    C'è anche un libro in preparazione sulla dimensione femminile (che includerà i risultati dei seminari di Roma) nel situare la teologia, la storia, la spiritualità e la pratica del suo sviluppo dai Vangeli ai giorni nostri.”

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