30 Ottobre 2020 - 10:21

    Rebecca Zoe De Luca e la didattica a distanza

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    Fra mascherine, igienizzante e distanziamento sociale, è arrivato novembre mese delle attese - chi di noi non aspetta impazientemente Natale? - e delle influenze. Pian piano seppur sommersi da verifiche ed interrogazioni ognuno di noi in classe si è preso il raffreddore o l’influenza ma, se, gli anni scorsi era considerata una cosa di ordinaria amministrazione, ora il malcapitato o la malcapitata vive in un costante stato di terrore: trattiene starnuti, rischiando un ictus, va in bagno solo per soffiarsi il naso e in caso di tosse preferisce soffocare piuttosto che tossire. Non finisce qui, lo/la sciagurato/a teme terribilmente la caccia all’untore in perfetto stile manzoniano, pur non avendo nessun sintomo concreto, come ci tiene a sottolineare con fare logorroico. Fortunatamente in classe mia nonostante i raffreddori nessun mio compagno/a è risultato positivo, ma purtroppo non si può dire lo stesso per altre scuole, così con il progredire di ottobre e l’imminente arrivo di novembre i contagi sono aumentati in maniera esponenziale: la DAD è tornata. Per chi fosse ignaro, come me fino a due mesi fa, questo termine significa ‘didattica a distanza’. Siamo tornati a seguire le lezioni dietro agli schermi dei nostri computer e noi  studenti ci siamo divisi in due correnti di pensiero: chi contentissimo di poter finalmente fare le lezioni in pigiama, spettinato/a e magari direttamente dal letto - no, non è un’esagerazione melodrammatica - e chi, come me non ne è per nulla entusiasta e si veste di tutto punto anche in casa - non rinuncio soprattutto al trucco. I motivi per cui preferisco la scuola in presenza sono innumerevoli, ma, primo fra tutti è il fatto che a distanza si fa molta più fatica a fare casino in classe, la mia vera specialità. Probabilmente se i professori mi zittissero tutte le volte che parlo, commento, faccio battute e scoppio a ridere - perché naturalmente la statua di Alcibiade mi ricorda un attore di una nuova serie tv - non avrebbero più tempo per fare lezione: la realtà è che non mi mettono cinque in condotta solo perché nonostante tutto sono sempre educata e in un modo del tutto particolare seguo sempre le lezioni. Ma il mio essere così irrequieta non si è rivelato un male: mi mettono di fianco anche i compagni più taciturni ed introversi, perché ho un grande merito, faccio parlare anche le pietre - evitando accuratamente di mettermi vicino a compagni con cui ho troppo confidenza, in passato, come afferma la mia professoressa di latino/greco, ciò si è rivelato CATASTROFICO -. Non mi arrendo, l’ultimo giorno di scuola in presenza ho fatto una promessa all’insegnante di sostegno che si ostina invano a zittirmi: dovrà farlo anche a distanza. 

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