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    Marino Golinelli: "A 100 anni ho fatto programmi fino al 2065”

    Filantropo e industriale farmaceutico, la Fondazione che porta il suo nome collabora con il progetto Digitali e Uguali, promosso da Yoox e da Gedi Gruppo editoriale: “Serve dare fiducia ai più giovani: credete nelle passioni e nel vostro talento”

    Su Repubblica l'intervista complea:

    https://www.repubblica.it/cultura/2021/04/12/news/marino_golinelli_100_anni_progetto_digitali_uguali-296166755/

    Nasce la nuova piattaforma Dante Global

    Cultura, nasce la piattaforma Dante Global. Riccardi: "C'è bisogno di umanesimo" Un nuovo progetto con percorsi per lingua, cultura e formazione che mette insieme tradizione e alto profilo tecnologico. La piattaforma è stata realizzata con il contributo della Farnesina, media partner Rai Cultura e Rai Italia.

    FEMMINICIDI A TORINO: LA RICERCA DEL DIPARTIMENTO DI PSICOLOGIA DI UNITO

    Pubblicata su Journal of Interpersonal Violence la prima ricerca italiana sul tema della violenza contro le donne che ha analizzato 330 casi di femminicidio avvenuti a Torino e nella Città Metropolitana.

    La rivista internazionale Journal of Interpersonal Violence ha recentemente pubblicato uno studio condotto dal gruppo di ricerca, guidato dalla Prof.ssa Georgia Zara, docente del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, sul tema della violenza contro le donne. Si tratta del primo lavoro di ricerca svolto in Italia in materia e uno dei pochi al mondo. Lo studio intitolato “Violence against prostitutes and non-prostitutes: an analysis of frequency, variety and severity” ha esaminato 330 casi di femminicidio avvenuti a Torino e nella Città metropolitana, tra il 1970 e il 2020, commessi da 303 uomini autori di reato

    I risultati della ricerca suggeriscono che solo una piccola parte dei femminicidi avviene in un contesto anonimo (9,2%) perché la maggior parte delle vittime dello studio sono state uccise da un uomo che conoscevano (90,8%). Nel 53,8% dei casi c’era una relazione intima tra l’assassino e la vittima e nel 36,9% dei casi il femminicida era un conoscente. Secondo la ricerca inoltre, il tipo e l’intensità della relazione sembrano aver influenzato il modo in cui la violenza è avvenuta

    Nei casi in cui le vittime e gli autori avevano una relazione intima, il rischio di overkill, cioè di un uso eccessivo di violenza che va oltre quello necessario per causare la morte, era quattro volte più alto  (46,1%) rispetto a quando la violenza avveniva contro vittime sconosciute (16,7%). In particolare, l'overkill sembrava verificarsi più frequentemente quando la relazione tra vittima e autore era disfunzionale ed emotivamente tesa (nel 53,9% dei casi). Anche per le vittime prostitute, il rischio di overkill era quasi quadruplo per coloro che conoscevano i loro perpetratori (49,5%), rispetto a quando non lo conoscevano. 

    Inoltre, confrontando le prostitute con qualsiasi vittima sconosciuta, il rischio di essere uccise in overkilling era quasi cinque volte più alto per le prime, suggerendo che le prostitute sono comunque sempre più a rischio di essere uccise con eccessiva violenza ed efferatezza: una combinazione di rabbia esternalizzata e distruttività mirata. Questo sembra anche essere suggerito dal fatto che le prostitute avevano più probabilità di essere vittime di omicidi sessuali, mutilazioni post-mortem e di essere uccise da uomini coinvolti in una persistente carriera criminale. 

    Il campione della ricerca era composto da 330 vittime di femminicidio e includeva donne prostitute e donne non prostitute con età media di 44,31 anni. L'83,0% delle vittime erano italiane, mentre il 17% erano straniere. Gli autori di femminicidio sono 303 con un’età media di 42,88 anni288 di loro (95%) hanno ucciso una sola vittima, mentre 15 (il 5%) hanno ucciso almeno due vittime in episodi distinti. Nel complesso, il 26,4% degli autori di femminicidio aveva precedenti penali ufficiali. I dati sono stati raccolti all'Istituto di Medicina Legale e all'Archivio dell'Obitorio di Torino, resi anonimi, non identificabili e codificati numericamente a fini statistici.

    I risultati di questo studio evidenziano come le donne vittime di violenza non siano un gruppo omogeneo, anche se alcuni dei correlati psicosociali sono i medesimi, e danno rilevanza alle caratteristiche che sottendono il tipo, l’intensità e la natura della relazione tra prostitute e non prostitute e i loro aggressori. Queste variabili, secondo la ricerca, sono ciò che rende la violenza contro le donne un problema prevenibile.

    È guardando non solo al tipo della relazione, ma soprattutto all’intensità (intima/affettiva versus professionale versus superficiale) e alla qualità della stessa (disfunzionale o patologica) che un’accurata valutazione del rischio differenziale può essere pianificata, e misure di intervento informative e preventive possono essere realizzate.

    Luigi Covatta, primo tra i soci fondatori della Fondazione Socialismo, ci ha lasciati

    Il presidente Gennaro Acquaviva lo ricorda: “Luigi Covatta lascia un vuoto importante in tutti noi, socialisti e cattolici, che hanno combattuto tutta la vita per rendere l’Italia un grande paese e gli italiani un popolo più giusto ed evoluto, ed anche saggio. Negli ultimi quindici anni è stato l’autore, pressoché esclusivo, della rinnovata affermazione di Mondoperaio, la maggiore rivista di cultura politica di cui possa godere l’Italia. Andremo avanti con il suo esempio.”

    I funerali si sono celebrati ieri, lunedì 19 aprile, alle ore 15:30 presso la parrocchia di Santa Maria delle Fornaci, Piazza di Santa Maria alle Fornaci 30, Roma.

    Luigi Covatta è morto all'età di 77 anni. È stato un politico e giornalista italiano, più volte parlamentare e sottosegretario di Stato. Dal 2000 al 2002 è stato presidente di Italia Lavoro. È stato direttore di Mondoperaio, rivista mensile di politica e cultura fondata nel 1948 da Pietro Nenni.

    "Bimbi in movimento": un pallone e tanti sorrisi. Un articolo di Gaia Simonetti

    Il sorriso dei bambini che corrono. La spensieratezza che corre con loro dietro ad un pallone. 
     
    Ha preso il nome dalla bellezza di queste immagini, il progetto a Firenze " Bimbi in movimento". Ne parla con occhi che brillano, Silvia Maci, che ha dato vita ad una società  che offre opportunità di crescita e divertimento ai bambini attraverso gli sport."
     
    In passato - come spiega - ho avuto da allenatrice, molte esperienze nel mondo del calcio dilettantistico e ho sempre incontrato un’enorme difficoltà nel coniugare l’educazione allo sport con i risultati sportivi. Perciò quando nel 2005 ho incontrato il mio socio, che aveva avuto analoghe esperienze, nacque l’idea di fondare una società che avesse come obiettivo principale quello di crescere i bambini attraverso lo sport senza pensare al risultato immediato.I principi di perseveranza, impegno, costanza e lealtà, che sono alla base dello sport, sono gli stessi che aiutano a crescere dei bambini sani da ogni punto di vista e come istruttrice di calcio potevo avere un’ottima influenza nella divulgazione di tali principi".
    "Sono convinta - continua Silvia Maci - che lo sport sia un veicolo di inclusione, aggregazione e partecipazione con un ruolo sociale fondamentale, che permette lo sviluppo di capacità e abilità essenziali per una crescita equilibrata. Da qui sono nati i nostri progetti estesi a tantissime discipline, svolti soprattutto all’interno delle scuole o dei centri estivi, dove l’attività sportiva viene proposta sia per lo sviluppo delle capacità motorie ma anche, soprattutto, di quelle cognitive, relazionali ed emotive."
    Il progetto diventa ancora di più un supporto fondamentale in questo particolare momento storico.
     
    "Lo sport quando viene praticato nella maniera corretta - continua - aumenta l’autostima del bambino, la percezione del suo corpo e dello spazio che lo circonda, migliora le sue capacità di relazionarsi con gli altri e con il mondo esterno.In un periodo di estrema incertezza e solitudine come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, continuare a praticare sport, quando è stato possibile, ha consentito ai bambini di mantenere una certa socialità e questo è stato ovviamente molto importante, in tanti casi ha rappresentato l’unica occasione di interazione con i coetanei.Quando ciò non è accaduto si è notato la differenza: la scorsa estate, dopo tre mesi di lockdown, i bambini che frequentavano i nostri centri estivi sembravano aver perso coordinazione e destrezza, ad esempio, sono aumentati gli episodi di infortuni.
     
    "Sentire sorridere i bambini. Lo sport riesce a farlo perché come spiega Silvia Maci" è gioia e deve rappresentare un momento di gioco e di divertimento per tutti senza costrizioni o aspettative esagerate. Bisogna cominciare a far capire ai bambini, ma forse ancor prima ai genitori, che le parole vittoria e sconfitta non sono concetti assoluti e, soprattutto, che vanno oltre il risultato." La gioia dei bambini che corrono è la "partita" più bella.

    Gli avatar della Rai per comunicare con i sordi.

    Il Diversity Brand Summit - che valuta la capacità delle aziende di includere le persone nella vita di tutti giorni - premia il progetto Virtual Lis. Con la collaborazione di 48h Studio e la consulenza linguistica di Lorenzo Laudo e Carlo Geraci, la televisione di Stato ha creato degli avatar capaci di tradurre le parole nel linguaggio dei segni. "La vittoria nel Digital Diversity Brand Award è per il servizio pubblico motivo di particolare orgoglio. Arriva dopo che la Rai è stata inserita per il terzo anno consecutivo nella lista delle aziende più inclusive, per di più in un periodo drammaticamente segnato dalla pandemia", ha detto Giovanni Parapini, Direttore Rai per il Sociale a Repubblica.

    Giornalisti: minacce via social a Nina Verdelli

    Lo scorso anno, in aprile, Carlo Verdelli, allora direttore di Repubblica, fu bersaglio di minacce di morte arrivate via Twitter, lanciate da un profilo anonimo. I messaggi di odio nei suoi confronti erano cominciati il 15 gennaio, il giorno in cui sulla prima pagina di Repubblica apparve il titolo “Cancellare Salvini”, sintesi dell'intervista pubblicata nelle pagine interne a Graziano Del Rio e riferito ai decreti sicurezza dell'ex ministro dell'Interno. Sulla vicenda intervenne il Consiglio d'Europa, che inserì il caso Verdelli sulla piattaforma per la protezione dei giornalisti, e lo valutò di livello 1, quello cioè che riguarda le violazioni “più gravi e dannose alla libertà di stampa”. In seguito a queste minacce Carlo Verdelli fu messo sotto scorta. Sempre in aprile, un anno dopo, tocca alla giornalista Nina Verdelli, figlia di Carlo.

    La solidarietà arriva da più parti. Così l'associazione Articolo21, nelle parole del suo presidente Paolo Borrometi: «Le parole di vicinanza non bastano più. L’odio e la violenza che si leggono nelle minacce ricevute da Nina sono inaccettabili. L’Articolo 21 della nostra Carta costituzionale ha un limite invalicabile: il rispetto delle opinioni altrui. Qui non c’è rispetto, ma solo violenza. E la vicinanza dell’anniversario del 23 aprile, giorno sempre triste per la famiglia Verdelli, ci preoccupa. Chiediamo alle autorità competenti massima attenzione per le gravi frasi minacciose e ci stringiamo accanto a Nina e Carlo», riporta Agi. Alla solidarietà ricevuta da Borrometi e da Articolo 21, si unisce quella di Angelipress, da sempre vicina ai giornalisti minacciati e da sempre in prima linea nella lotta per la libertà di stampa.

    Cooperare per un'assistenza centrata sulla persona

    La pandemia del Covid-19 ha messo in luce la straordinarietà e allo stesso tempo tutti i limiti del nostro Sistema sanitario. Il Covid-19 ha svelato anche lo stato di salute generale delle nostre società. Anche dove l’accesso alle cure è più garantito, non tutti riescono a proteggersi allo stesso modo dal contagio: abitazioni sovraffollate, lavoro non tutelato, assenza di una rete sociale ci espongono al virus in modo diverso.
    La salute di tutti dipende dalla salute di ciascuno. Siamo tutti connessi in una relazione di interdipendenza.
    MPPU Campania in collaborazione con Health Dialogue Culture ha organizzato un incontro: “Cooperare per un’assistenza centrata sulla persona - un modello di cura per rispondere alle nuove sfide sanitarie” per discutere sulla sanità che vogliamo, una sanità partecipata con al centro la persona, con un SSN fattore di benessere per l’individuo e la collettività.
    Venerdì 23 aprile 2021 – ore 20,00 Diretta ZOOM (appena disponibile invierò il link);
    DIRETA YOU TUBE: https://youtu.be/Tvw3P4JWaNc

    “Ape-riamo tutti”: il Molise gioca la carta del sociale. In campo MoliseFood

    Da aprile al via progetto di accompagnamento sociopsicologico, formativo e imprenditoriale nel settore dell’apicoltura di 10 soggetti appartenenti a categorie fragili

    Scende in campo a favore del sociale l’eccellenza agroalimentare della regione Molise con MoliseFood, progetto enogastronomico imprenditoriale nato due anni fa con il coinvolgimento di circa 20 aziende agricole e artigiane, in costante aumento e un paniere di prodotti di eccellenza enogastronomica e identitari della regione. Un brand con un attuale piano di sviluppo che vede tre store enogastronomici aperti a Roma - un quarto è in dirittura di arrivo nella zona Parioli - e un punto vendita a Siviglia (Spagna). MoliseFood ha aderito all’iniziativa “Ape-riamo tutti”, progetto che ha preso il via da inizio aprile ed è finalizzato a dare un’opportunità formativa ai giovani e meno giovani del territorio, affinché, sapientemente guidati, possano avviare processi di sviluppo imprenditoriale- cooperativo nel settore apistico (settore in grande crescita in Italia e, specialmente, nei territori marginali), in modo da arginare parzialmente lo spopolamento, la disoccupazione territoriale e superare le condizioni di disagio socioeconomico e culturale. Il progetto sociale parte dal Molise con l’ambizione di estendersi a tutta Italia. Il percorso, supportato da Azione cattolica, Caritas, Progetto Policoro, Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Isernia-Venafro, Confcooperative Molise e il Gruppo cooperativo paritetico Volape, prevede l’accompagnamento sociopsicologico, formativo e imprenditoriale, nel settore dell’apicoltura, di 10 soggetti appartenenti a categorie fragili, individuati da parte della Caritas e del Progetto Policoro. La partecipazione di MoliseFood al progetto sociale prevede che dal 10 aprile e per 1 mese, in tutti i negozi Molisefood, saranno azzerati gli sconti ai clienti, e le somme degli sconti accantonate date poi in utilizzo al progetto “Ape-riamo tutti”, per incrementare la sua operatività. 

    La scuola risponde alla sfida dell'inclusione dei bambini rom, sinti e caminanti nel lockdown

    I risultati del progetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con l’assistenza tecnica dell’Istituto degli Innocenti

    Garantita la continuità didattica al 74% delle bambine e bambini coinvolti 

    Si sono presentati nei campi rom per portare compiti e mascherine. Hanno usato i loro smartphone per passare gli audio delle lezioni delle insegnanti anche ai bambini e alle bambine senza collegamenti wifi. Il lavoro degli operatori e delle operatrici del Progetto per l’inclusione e l’integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti è stato instancabile e ha portato risultati non scontati perché il 74% dei bambini e delle bambine (i dati si riferiscono al periodo di lockdown della primavera 2020) ha mantenuto il suo rapporto con la scuola e ha proseguito il proprio percorso didattico.

    Secondo l’ultimo report di valutazione redatto dall’Istituto degli Innocenti - che dà assistenza tecnica al Progetto che il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali sta conducendo con la collaborazione dei Ministeri dell’Istruzione e della Salute - non tutti i ragazzi e le ragazze hanno avuto modo di partecipare alla DAD (il 19% degli alunni e delle alunne non ha seguito la didattica a distanza), ma la maggior parte è riuscita a seguire le attività online grazie ancora alla mediazione degli operatori del Progetto (53%).

    Considerando il totale dei bambini e delle bambine con cui gli operatori sono rimasti in contatto – dichiara la dottoressa Adriana Ciampa, Dirigente del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, responsabile del progetto - abbiamo osservato che erano pochi i bambini che non hanno avuto bisogno di un supporto, perché già dotati di strumenti digitali; dai dati circa un terzo aveva già un pc o un tablet. Quasi la metà dei bambini e delle bambine, invece, ha avuto dei dispositivi grazie alla facilitazione resa dal progetto nazionale e grazie a fondi messi a disposizione da vari soggetti, sia pubblici che del privato sociale. Purtroppo, il 17% degli alunni e delle alunne con i quali avremmo potuto lavorare in una condizione di normalità, invece non è stato raggiunto”.

    Il Progetto per l’inclusione e l’integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti ha preso il via nell’anno scolastico 2013-2014 e si è ampliato costantemente. Ben 84 i plessi scolastici che nel 2019 in tutta Italia hanno aderito al progetto con oltre 500 studenti e studentesse rom sinti, caminanti partecipanti ed un totale di 6mila alunne e alunni coinvolti. Un lavoro che si articola, prevalentemente, in tre ambiti: la scuola, i contesti abitativi e la rete locale dei servizi.

    Dalla prima annualità del percorso sperimentale (2013/14) all’ultima (2019/20) gli alunni e le alunne del progetto sono quasi quintuplicati (da 153 a 565), così il numero delle classi (da 42 a 319), il numero delle scuole (da 29 a 74) e il numero complessivo degli alunni e delle alunne– rom e non rom – che hanno beneficiato delle attività progettuali (da 900 a 6380).

    L’ultimo report mette in evidenza miglioramenti nei rapporti con gli/le insegnanti e con i/le compagni/e, nella frequenza, negli esiti scolastici (abbiamo un aumento dei promossi alla primaria dal 96% al 97% e soprattutto dal 75% al 93% nella scuola secondaria di I grado). A fare la differenza è ancora la condizione abitativa delle famiglie che vivono nei campi, perché inevitabilmente la condizione di fragilità si riflette sull’andamento scolastico. La frequenza dei bambini e delle bambine presenti nei campi non autorizzati è minore rispetto a quella dei bambini e delle bambine che vivono nelle case dell’11% alla primaria e addirittura del 19% alla secondaria di I grado.

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