AngeliPress

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    Virtual Cafè del network European Athlete as Student

    Il 26 Aprile p.v. (12:00-13:30 CETS) si terrà il terzo Virtual Cafè del network European Athlete as Student (EAS) sul tema “Media Role in the Promotion of the European Dual Career Culture”. L'evento sarà su Zoom, ecco il panel dei relatori:

    12:00 Benvenuto

    Andrej Pisl – Communications and Projects Manager at European University Sports Association – EUSA and Member of the Ed Media Collaborative Partnership.

    12:20 The former athlete and actual dual career scholar’s view

    Andreas Küttel – Swiss former ski-jumping world champion and five-time Olympic athlete, Assistant Professor at SDU, and sports psychological consultant.

    12:40 The coach’s view

    Flavia Guidotti – Physical trainer of the AO THIRAS Santorini Volleyball team (Greece) and dual career scholar.

    13:00 Dibattito

    13:25 Conclusioni e annuncio del prossimo EAS online café

    È morta Ebru Timtik al 238esimo giorno di sciopero della fame

    Se n’è andata in silenzio, ieri pomeriggio, in una stanza d’ospedale, dove era stata trasferita dal carcere in seguito al precipitare delle sue condizioni.

    Se n’è andata al 238esimo di uno sciopero della fame con cui chiedeva un processo equo in un Paese, la Turchia, in cui l’equità e la giustizia sono concetti inesistenti. Specie se sei donna. Specie se sei un’avvocata per i diritti umani. Specie se non pieghi la schiena di fronte a un potere che vorrebbe tapparti la bocca.

    È morta così, Ebru Timtik, di fame e di ingiustizia. Il suo cuore si è fermato semplicemente perché non aveva più nulla da pompare in un corpo scarnificato dall’inedia.

    È morta per difendere il suo diritto ad un giusto processo, dopo essere stata condannata a 13 anni, insieme ad altri 18 avvocati come lei, detenuti con l’accusa di terrorismo, solo per aver difeso altre persone accusate dello stesso crimine.

    È morta come Ibrahim e come Helin e come Mustafa del Grup Yorum, morti dopo 300 giorni di digiuno per combattere la stessa accusa.

    È morta combattendo con il proprio corpo, fino alle estreme conseguenze, una battaglia che nella Turchia di Erdogan non è più possibile combattere con una parola, un voto, una manifestazione di piazza.

    È morta come fanno gli eroi, sacrificando la propria vita per i diritti di tutti.

    C’è solo un modo per celebrare la memoria di questa grande donna: non restare zitti. Far arrivare la sua voce il più lontano possibile, dove lei non può più arrivare.

    Ci sono idee così forti capaci di sopravvivere anche alla morte.

    Addio Ebru. Viva Ebru.
    Facciamo circolare

    L’osservatorio Rifiuti Zero è vicino. Prossimo incontro l'8 maggio con i sindaci della Toscana

    Valdisieve in Transizione ringrazia i membri dell'amministrazione comunale e tutti coloro che hanno partecipato e contribuito all’assemblea pubblica “Verso l’Osservatorio Rifiuti Zero” del 12 aprile 2021 su Zoom. Un ringraziamento particolare va a Rossano Ercolini e Laura Lo Presti che con i loro interventi hanno dato suggerimenti preziosi e hanno chiarito la funzione dell’Osservatorio che dovrà accompagnare il raggiungimento degli obiettivi della delibera Rifiuti Zero (RZ).

    La serata ha prodotto gli effetti desiderati: riattivare il processo di formazione dell’Osservatorio. Come affermato dall’Assessore all’Ambiente Carlo Boni nel corso dell’incontro, se ne discuterà nella prossima II° Commissione Consiliare e successivamente in Consiglio Comunale per la definitiva approvazione.

    Dovrebbero quindi partire a breve i lavori dell’Osservatorio, non solo per monitorare in continuo il percorso Verso RZ, o per evidenziare le criticità indicando proposte e soluzioni, ma anche perchè è una garanzia per tutti i cittadini al diritto alle informazioni e alla partecipazione.

    Il prossimo incontro si terrà l’8 Maggio a Viareggio, o tramite Zoom, con tutti i sindaci dei comuni toscani che hanno aderito a Rifiuti Zero.

    Convegno “Custodire le nostre Terre”. Sabato 17 aprile il convegno

    Il 13 aprile si è tenuta la Conferenza stampa di presentazione. Sabato 17 aprile il convegno

    A sei anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’, la Chiesa che è in Italia si interroga sulla ricezione del documento e sull’impatto della mancata cura del Creato sulla salute della popolazione, sull’ambiente e sulle dinamiche sociali e lavorative. Lo fa sabato 17 aprile con il convegno online “Custodire le nostre terre”, promosso dalla Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute, dalla Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, dagli Uffici Nazionali per la pastorale della salute e per i problemi sociali e il lavoro, e dalla Caritas italiana.

    Temi e relatori del convegno sono stati presentati martedì 13 aprile, alle 11, in una conferenza stampa alla quale hanno preso parte parte Mons. Carlo Maria Redaelli, Arcivescovo di Gorizia e Presidente della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute, Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto e Presidente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e Presidente della Conferenza Episcopale Campana.

    Google e la piattaforma "Virtual Lis" di Rai sono i vincitori dei Diversity Brand Awards 2021

    Google e la piattaforma "Virtual Lis" di Rai sono i vincitori dei Diversity Brand Awards 2021, i premi riconosciuti alle aziende capaci di veicolare il loro impegno sul fronte Diversità e inclusione (D&I). I riconoscimenti sono stati assegnati durante la quarta edizione del Diversity Brand Summit, "Diversity Factor: born to build trust" e hanno visto vincitore "overall" Google per il suo lavoro diffuso sulla D&I, soprattutto su gender, orientamento sessuale e affettivo e disabilità, e vincitore "Digital" "Virtual Lis" di RAI, piattaforma capace di erogare servizi e contenuti nella lingua italiana dei segni mediante un avatar virtuale.

    "La vittoria nel Digital Diversity Brand Award è per il servizio pubblico motivo di particolare orgoglio. Arriva dopo che la Rai è stata inserita per il terzo anno consecutivo nella lista delle aziende più inclusive, per di più in un periodo drammaticamente segnato dalla pandemia", spiega Giovanni Parapini, Direttore Rai per il Sociale. (Ansa)

    L'etica ai tempi della quarta rivoluzione industriale

    L'etica ai tempi della quarta rivoluzione industriale. È questo il titolo del'incontro che si terrà oggi, giovedì 15 aprile, dalle 18.30 alle 19.30 su Zoom, organizzato da Ethical Leadership Lab. Relatori dell'evento saranno Andrea Illy, preisdente di Illy Caffè, Philip Larrey e Cristiana Falcone. Co-Host Massimo Bruno, Giovanni Parapini e Pierangelo Fabiano.

    2017-2020, in 3 anni l’Italia migliora del 10% la gestione della Demenza

    Lo rivela il nuovo Dementia Monitor Europeo 2020. Il rapporto è stato redatto da Alzheimer Europe.

    Aprile 2021 – A 3 anni dalla pubblicazione del rapporto “European Dementia Monitor” Alzheimer Europe - organizzazione che riunisce 37 Associazioni Alzheimer in Europa, tra cui la Federazione Alzheimer Italia - lancia l’edizione 2020 per presentare un aggiornamento su come i paesi europei stanno gestendo la sfida alla demenza, esaminare i cambiamenti e i progressi ma anche gli eventuali passi indietro per meglio indirizzare le nazioni nell’identificare iniziative e azioni che possano migliorare la qualità della vita delle persone con demenza e i loro familiari.

    I 36 paesi coinvolti nell’indagine sono stati valutati in base a 10 differenti parametri suddivisi in 4 macro aree – Assistenza, Ricerca, Politiche sociali, Aspetti legali - per arrivare a una classifica finale stilata sulla base dei risultati ottenuti dagli stati nelle singole categorie, ciascuna dei quali contribuisce al 10% del punteggio totale. Al primo posto si posiziona la Svezia con un punteggio complessivo del 71,8%, seguita da Regno Unito (Scozia 70,9% e Inghilterra 68,4%), e Belgio (67,2%).

    L’Italia, da metà classifica, sale al 10° posto con un punteggio di 62,9%, +10% rispetto alla precedente indagine. Chiudono la classifica tre paesi dell’est: Bosnia-Erzegovina (24,7%), Polonia (22,8%) e Bulgaria (19,5%).

    Il nostro paese registra un miglioramento in quasi tutte le categorie prese in esame, ottenendo il punteggio pieno in due, nello specifico nel riconoscimento dei diritti legali delle persone con demenza e dei loro familiari e nella partecipazione alle iniziative europee di ricerca sulla demenza; in generale, dimostra una grande attenzione per gli aspetti sociali e per la tutela dei diritti, grazie anche a iniziative come le Comunità Amiche delle Persone con Demenza realizzate dalla Federazione Alzheimer Italia.

    Sul fronte del riconoscimento della demenza come priorità nazionale, il Monitor non registra la grande novità italiana dello scorso dicembre che ha visto l’approvazione da parte della Commissione Bilancio della Camera dell’emendamento alla legge di bilancio 2021 che prevede un finanziamento di 15 milioni in 3 anni per il Piano Nazionale Demenze e l’ufficializzazione del “Tavolo di monitoraggio dell’implementazione del Piano Nazionale per le Demenze (PND)”, che ora potrà trasformare in azioni concrete gli obiettivi del Piano stesso.

    A fronte di alcuni significativi passi avanti, il nostro paese si conferma ancora indietro sugli aspetti legati alla disponibilità di servizi di assistenza e alla loro accessibilità: in particolare, viene registrata ancora una grande carenza nelle cure domiciliari, nell’assistenza diurna e nelle strutture residenziali. In aggiunta a questo, più del 50% dei costi di accesso ai servizi sono totalmente a carico delle famiglie, e ancora insufficienti sono i finanziamenti pubblici.

    L’indagine ha coinvolto 36 tra Stati membri dell'Unione europea, Bosnia-Erzegovina, Islanda, Israele, Jersey, Norvegia, Regno Unito (Inghilterra e Scozia), Svizzera, e Turchia. Ecco nel dettaglio le 10 categorie prese in esame:

    1. Aspetti riguardanti l’assistenza:

    - disponibilità di servizi di assistenza

    - accessibilità dei servizi di assistenza

    1. Ricerca e aspetti medici

    - rimborso dei medicinali

    - disponibilità di studi clinici

    - coinvolgimento della nazione nelle iniziative europee di ricerca sulla demenza

    1. Politiche

    - riconoscimento della demenza come priorità

    - sviluppo di iniziative a favore delle persone con demenza

    1. Diritti umani e aspetti legali

    - riconoscimento dei diritti legali delle persone con demenza e dei loro familiari

    - ratifica dei trattati internazionali e europei sui diritti umani

    - riconoscimento dei diritti dei familiari riguardanti la cura e il lavoro

    La nuova ricerca conferma che nessuno dei Paesi considerati raggiunge il punteggio pieno in tutte le 10 categorie e che sono ancora molto presenti differenze significative tra le varie nazioni.

    Per quanto riguarda la disponibilità dei servizi di assistenza a ottenere il miglior punteggio sono Svezia e Lussemburgo, ma l’Italia migliora passando dal 23° al 18° posto; parlando invece di accessibilità dei servizi di assistenza, al primo posto troviamo la Finlandia e, anche in questo caso, l’Italia fa passi avanti, risalendo dal 30° al 23°.

    Sul fronte del rimborso dei medicinali, al primo posto troviamo Irlanda, Lussemburgo, Svezia, Turchia e Regno Unito (sia Inghilterra sia Scozia): in questi Stati, infatti, tutti i trattamenti anti-demenza sono rimborsati integralmente dal Servizio sanitario ed è presente una politica per limitare l'uso inappropriato di antipsicotici. L’Italia scende di una posizione, dal 6° al 7° posto.

    Germania, Spagna e Inghilterra si classificano primi, ma non a punteggio pieno, nella categoria di sperimentazione clinica, dove il nostro paese perde molti punti passando dal 5° al 19° posto; mentre Italia e Spagna sono gli unici Paesi che partecipano a tutti i programmi e progetti europei presi in esame dall’indagine.

    La Norvegia si conferma in testa alla classifica per quanto riguarda l’attenzione a riconoscere la demenza come priorità politica e di ricerca nazionale, categoria dove l’Italia migliora passando dal 26° al 18° posto; il Belgio raggiunge il punteggio pieno nell’organizzazione di iniziative di inclusione e di dementia-friendly community, categoria in cui l’Italia recupera 3 posizioni, arrivando 11ͣ.

    Italia, Austria, Croazia, Israele, Lettonia, Turchia e Regno Unito hanno seguito le raccomandazioni di Alzheimer Europe sul rispetto dei diritti legali delle persone con demenza e dei loro familiari; il Belgio si posiziona primo per quanto riguarda i diritti di cura e di lavoro riconosciuti, categoria dove il nostro paese raggiunge il 3° posto; infine il Portogallo è l’unica nazione ad aver ratificato tutte le convenzioni internazionali ed europee sui diritti umani, mentre l’Italia scende di alcune posizioni (dall’8° al 15° posto).

    ASL ROMA 1 E SANT’EGIDIO, OGGI LA CONSEGNA DEI DIPLOMI PER CAREGIVER ITALIANI E STRANIERI

    Servizi alla persona qualificati grazie a un corso di formazione promosso dall’ospedale Santo Spirito e dalla Comunità di Sant’Egidio

    Oggi, 15 aprile, alle 16,30 presso la Sala Benedetto XIII a via di San Gallicano 25a, verranno consegnati 55 diplomi del Corso per Caregiver, promosso dalla ASL Roma 1 e dalla Comunità di Sant’Egidio. I diplomati di quest’anno, italiani e stranieri provenienti da 21 nazionalità - in maggioranza donne -, hanno partecipato a un percorso di formazione teorico e di tirocinio pratico che, nonostante la pandemia in corso, si è svolto in modalità online e in presenza, presso l’ospedale Santo Spirito e la Scuola di Lingua e Cultura Italiana di Sant’Egidio. I corsisti hanno così acquisito le capacità necessarie per assistere bambini, persone con disabilità, anziani non o parzialmente autosufficienti.

    I diplomi saranno consegnati da Daniela Pompei, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i servizi agli immigrati, rifugiati e Rom, e da Alessandro Serenelli, cordinatore del corso per la ASL RM 1, alla presenza di Angelo Tanese, direttore generale della ASL Roma 1, e da Antonio Mazzarotto, dirigente della Direzione Regionale per l'inclusione sociale della Regione Lazio. Alla cerimonia di consegna saranno presenti i docenti del corso: medici, infermieri, fisioterapisti e assistenti sociali, ossia professionisti della sanità e dei servizi sociali della ASL Roma 1 e della Comunità di Sant’Egidio che hanno fornito il loro contributo in forma assolutamente gratuita. 

    Il Corso per Caregiver ha già formato 500 professionisti nella cura della persona, provenienti da ben 54 Paesi, mentre sono già aperte le iscrizioni al nuovo corso.

    Presentazione del Diversity Brand Index 2021 realizzato da Diversity e Focus MGMT

    DIVERSITY BRAND SUMMIT - MERCOLEDÌ 14 APRILE 2021, ore 16.30

    Presentazione del Diversity Brand Index 2021 realizzato da Diversity e Focus MGMT e premiazione dei brand con i migliori progetti D&I

    “Diversity Factor: born to build trust" è il titolo della quarta edizione del Diversity Brand Summit, l'unico evento in Italia che riunisce e premia i brand più inclusivi, previsto mercoledì 14 aprile dalle ore 16.30 in diretta streaming su www.diversitybrandsummit.it; per l'occasione, verrà presentato il Diversity Brand Index 2021, progetto di ricerca volto a misurare la capacità delle aziende di sviluppare con efficacia una cultura orientata alla diversity & inclusion curato da Diversity e Focus MGMT.

    Amazon, Carrefour, Coca-Cola, Durex, Esselunga, Freeda, Google, H&M, Ikea, Intesa Sanpaolo, L'Oréal, Leroy Merlin, Mattel, MySecretCase, Netflix, Pantene, Rai, Spotify, Starbucks, TIM, Vodafone: questi i brand che compongono la TOP20 del Diversity Brand Index per il loro posizionamento nel mercato e le loro iniziative/attività realizzate in Italia nel 2020 (21 brand per un pari merito). Saranno inoltre premiati i 2 brand capaci di lavorare concretamente sulla D&I, impattando anche sulla percezione del mercato finale: un vincitore assoluto e il brand che più di tutti ha saputo utilizzare la leva digitale per creare una cultura di inclusione.

    Dalla nuova ricerca emerge che occuparsi di diversity & inclusion non può essere un impegno a intermittenza da parte dei brand, neanche in un anno difficile come il 2020, contraddistinto da una crisi sanitaria, economica e di fiducia senza precedenti e da un mutamento significativo del profilo di consumatrici e consumatori, meno arrabbiate/i, ma un po’ più individualiste/i rispetto alle tematiche della D&I, assumendo connotazioni “tribali”. La fiducia con il mercato si costruisce nel tempo e va alimentata con continuità. Allentare l’attenzione sulla D&I e non mantenere una comunicazione efficace e costante verso il proprio target di riferimento spezza in tempi rapidi la credibilità delle marche sul tema, riduce la fiducia e porta molti brand a essere percepiti come meno inclusivi rispetto al passato.

    La D&I si conferma come un potente driver di posizionamento, distintivo anche al tempo della pandemia, con un impatto economico significativo: i brand percepiti come non inclusivi registrano un NPS (Net Promoter Score, indicatore del passaparola) negativo pari al -90,9% (con un’ulteriore riduzione di 4,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente), a fronte di un +81,2% invece per i brand percepiti come inclusivi. Ciò si ripercuote sul differenziale della crescita dei ricavi: +23% a favore di quei brand che nonostante la crisi COVID-19 sono riusciti a non interrompere il loro piano di sviluppo e il loro impegno sulla D&I.

    Il Diversity Brand Index 2021, sviluppato sulla base di una ricerca condotta da gennaio a dicembre 2020 su un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana, composto da 1.039 cittadine e cittadini, ha visto una riduzione dei brand citati come “maggiormente inclusivi” (388, contro i 482 dell’anno precedente, ossia il -19,5%), a causa soprattutto della riduzione dei contatti a seguito del lockdown e dell’emergenza epidemiologica. Tale riduzione ha avuto due declinazioni: fisica e digitale. Da una parte alcuni brand che tradizionalmente hanno fondato la relazione con il proprio target sulla dimensione fisica, hanno sofferto l’inaccessibilità degli store e degli spazi commerciali; dall’altra nell’overload informativo legato alla pandemia, vari brand non hanno avuto la forza (e la volontà) di affermare il tema della D&I, focalizzandosi su contenuti ed attività più tattici e meno strategici. Queste dinamiche hanno impattato soprattutto alcuni settori che basano sul contatto diretto la comunicazione con la clientela: nella ricerca, infatti, considerando la composizione settoriale dei primi 50 brand percepiti dal mercato come più inclusivi, rispetto allo scorso anno, perdono terreno aziende legate ai consumer services (-12 punti percentuali – p.p.), all’FMCG (beni di largo consumo, -10 p.p.). Il retail (-2 p.p.) si conferma comunque il settore più presente (20%). Vengono invece premiate le aziende capaci di fare comunicazione su altri canali rispetto a quelli fisici (e-commerce, infotainment, social network): tra quelle percepite come più inclusive, infatti, fanno un balzo in avanti rispetto allo scorso anno quelle dell’information technology (+8 p.p.), apparel & luxury goods (+10 p.p.) e healthcare & wellbeing (+8p.p.).

    Cambia anche il profilo delle consumatrici e dei consumatori: si conferma il trend della polarizzazione, con la scomparsa di alcune fasce intermedie in termini di orientamento all’inclusione (es. idealiste/i), ma allo stesso tempo si trasformano le parti della popolazione che in passato erano più negative nei confronti della diversità. Scompare, infatti, il segmento di arrabbiatissime/i e quello di arrabbiate/i passa dal 25,4% dell’anno scorso al 12,4%, con una composizione peculiare: il 63,57% di questo segmento è composto da uomini; vi è poi un 40% di giovani fra i 18 e i 35 anni che vedendosi private/i della propria vita sociale ed assistendo ad una focalizzazione mediatica sulla fascia degli “over” hanno sviluppato un atteggiamento non positivo nei confronti di alcune forme di diversità. Nell’anno del COVID-19 si registra una forte tendenza verso l’egoismo e l’individualismo, con l’arrivo della nuova categoria “tribali” (16,4%), composta da persone in passato distanti dall'inclusione che durante la pandemia hanno percepito come alcune forme di diversità fossero in realtà molto vicine: il loro coinvolgimento sui temi della D&I si declina infatti soprattutto all’interno del proprio nucleo familiare. Vi è poi un forte aumento dei consapevoli (15,7% dal 4,2% della precedente edizione), persone attente all’inclusione, ma non direttamente coinvolte.

    In un Paese con un buon grado di conoscenza, familiarità e contatto sui temi della diversity ma ancora con una scarsa pratica, nell’interazione e nel coinvolgimento, la maggioranza delle persone (55,5%) è comunque altamente sensibile e attiva sulle tematiche della diversity, con il 34,5% di coinvolte/i e il 21% di impegnate/i. Togliendo l’unico cluster che esprime disinteresse generale e trasversale sul tema delle diversità, ossia quello di arrabbiate/i, il restante 88% di consumatrici e consumatori è maggiormente propenso verso i brand più inclusivi.

    Infatti, anche in epoca COVID-19 viene confermato come le pratiche inclusive sui temi di genere e identità di genere, etnia, orientamento sessuale e affettivo, età, status socio-economico, (dis)abilità e credo religioso (le 7 aree della diversity su cui si è concentrata la ricerca) impattino positivamente sulla reputazione del brand e sulla fiducia che consumatrici e consumatori ripongono nella marca, riversandosi in un indice di passaparola positivo e risultati economici migliori.

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