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    Anniversario della morte del sindacalista Giuseppe Di Vittorio

    Il 3 novembre ricorre il 63° anniversario della morte del sindacalista Giuseppe Di Vittorio; in tale occasione il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende commemorarne la figura.

    Di Vittorio è stato uno dei grandi protagonisti del sindacato italiano, quando esserlo comportava la galera o peggio. Era un uomo semplice, umile, profondamente radicato nel suo territorio (Cerignola) eppure con una visione ampia e distesa delle prospettive politiche. Egli conosceva i disagi della miseria e delle ingiustizie perpetrate ai danni degli sfruttati, degli inermi, dei deboli. Non a caso fu tra i primi a spendere le sue parole per il trattamento iniquo riservato alle lavoratrici.

    “Noi vogliamo che le donne lavoratrici siano liberate dalla miseria che le costringe a lavorare per 50 lire al giorno. Io mi sono sentito offeso quando ho sentito denunciare questo fatto, noi tutti ci sentiamo offesi e con noi tutto il popolo lavoratore italiano…Che cosa vogliono le donne lavoratrici d’Italia? Vogliono il riconoscimento effettivo dei loro diritti [...], far penetrare la luce del benessere, della serenità, dell’amore, della felicità, nelle case più umili, perché non vogliono che anche la felicità, anche l’amore, anche il godimento della serenità familiare sia un privilegio di casta, ma sia un diritto di tutti.

    Vogliamo liberare le famiglie italiane dai tuguri, dalle grotte, dalle abitazioni malsane, dagli scantinati, dagli appartamenti senza luce, senza sole, senza aria. [...]” (Giuseppe Di Vittorio, Discorso alla Conferenza nazionale delle donne lavoratrici, Firenze, gennaio 1954)

    Di Vittorio esprimeva verità apparentemente ovvie ma rivoluzionarie per i suoi tempi e assolutamente impopolari tra i draghi delle lobby: “È giusto che il salario dei lavoratori sia al di sotto dei bisogni vitali dei lavoratori stessi e delle loro famiglie, delle loro creature? È giusto questo? ... Ecco: le due curve, la curva dei profitti che aumenta sempre di più, e la curva dei salari che rimane sempre in basso. […]” (Giuseppe Di Vittorio, “Ultimo discorso pronunciato al convegno dei dirigenti e degli attivisti della Camera del Lavoro di Lecco”, 3 novembre 1957)

    Al giorno d’oggi ci si chiede quanto sia rimasto di un simile insegnamento dal momento che le condizioni dei lavoratori diventano sempre più precarie e di adeguamento delle retribuzioni non se ne parla se non in fase elettorale. La scuola è uno dei settori in cui è più tangibile lo spartiacque tra funzioni e retribuzioni: da una parte alti funzionari; ispettori; dirigenti scolastici, i cui stipendi hanno visto un concreto miglioramento nell’ultimo periodo, dall’altra, insegnanti e maestri, per i quali sono stati stanziate somme miserevoli. 

    Si chiedono sacrifici, salti mortali, acquisizione ipervelocizzata di competenze e conoscenze digitali, incremento di responsabilità civili e penali, ma senza nessuna forma di compensazione.

    Eppure come sosteneva Di Vittorio: “Il benessere generalizzato dei lavoratori, infatti, non può derivare che da un maggiore sviluppo dell’economia nazionale, da un aumento incessante della produzione, da un maggiore arricchimento del Paese, oltre che da una più giusta ripartizione dei beni prodotti.” (Diritto di associazione e ordinamento sindacale. Testo della relazione presentata da G. Di Vittorio alla III Sottocommissione dell’Assemblea costituente, ottobre 1946)

    Il CNDDU propone una lettura del sindacalista pugliese all’interno del percorso storico che lo ha visto tra i protagonisti dell’antifascismo e dell’Assemblea costituente, da sviluppare nell’ambito dei moduli di Educazione civica in relazione alla storia dell’associazionismo e della lotta per i diritti di sciopero, di rappresentanza e pluralità sindacale.

    “La Repubblica italiana è nata. Essa è sorta dalla volontà della maggioranza del nostro popolo. Un grande passo è stato compiuto, sulla via della costruzione di un nuovo Stato, veramente democratico, di uno Stato popolare che garantisca al popolo la libertà ed ai lavoratori la giustizia sociale, un più alto tenore di vita ed un livello più elevato di civiltà. [...]” (Giuseppe Di Vittorio “Il Lavoro”, 8 giugno 1946).

    prof. Romano Pesavento

    presidente CNDDU

     

     

    Una vignetta di Stefano Disegni

    Da oggi, martedì 3 novembre, pubblicheremo alcune vignette di Stefano Disegni. Le vignette sono state realizzate per il programma televisivo in onda su Rai 2 la domenica "O anche no", condotto da Paola Severini Melograni, con tema l'inclusione, la solidarietà e la diversabilità.

    #datemiunmantello per sostenere le cure palliative pediatriche

    Petra Loreggian, Debora Villa, la Disordinary Family e molti altri vip e influencer hanno già aderito alla campagna di VIDAS

    La solidarietà come antidoto alla povertà

    Sul Corriere Buone Notizie di oggi, martedì 3 novembre, un dialogo tra il giornalista ed editorialista del Corriere della Sera Carlo Verdelli ed il cardinale Matteo Zuppi. Il titolo dell'articolo è: "Il vaccino contro la povertà. La solidarietà della porta accanto", per riscoprire valori di prossimità e comunità nell'altro, nel vicino, anche in un periodo di diffidenza e distanziamento fisico e sociale. Il monsignore Matteo Zuppi risponde così a Verdelli sul tema della pandemia e su alcuni altri temi fondamentali, in questo momento storico più che mai: "Contro la pandemia è necessario ricucire i legami e mai minimizzare il male". Così invece sulla povertà, che questo periodo sicuramente alimenterà: "Non è possibile dirsi fedeli al Signore e mostrare disinteresse per gli altri". Infine, un monito alla parte di società più rancorosa: "I semi dell'odio sono sempre fertili".

    A questo link è possibile scaricare alcuni interventi di Matteo Maria Zuppi ai microfoni del direttore di Angelipress Paola Severini Melograni: nella quindicesima stagione di No Profit, la trasmissione ideata e condotta da Paola Severini Melograni in onda su Radio 1 Rai Gr Parlamento per raccontare il mondo del terzo settore italiano, per esempio, martedì 17 settembre 2019 è intervenuto in trasmissione monsignor Matteo Maria Zuppi; l'arcivescovo metropolita di Bologna ha raccontato il cammino spirituale che lo ha portato ad essere creato cardinale dal Papa. Un viaggio lungo, che parte dalle periferie di Roma fino a Bologna, passando per il Mozambico, dove è stato mediatore tra il governo e il partito di resistenza nel 1990.

    Venerdì 28 febbraio 2020, invece, alle 20.35 su Radio Rai Gr Parlamento, è andato in onda uno speciale realizzato da Gr Parlamento insieme alla sede Rai di Bologna e alla redazione di Radio Immaginaria di Castelguelfo sul tema dell'Odio. Il cardinale Arcivescovo di Bologna sua eminenza Matteo Zuppi, i giovanissimi giornalisti di Radioimmaginaria e Paola Severini Melograni insieme hanno discusso su questo tema: "Odio, perché?"

    Qui è possibile riascoltare tutti gl interventi: http://www.grparlamento.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-2a08f25c-eb92-4459-95dd-02b6c046965a.html

    Consumate italiano. L'appello di Confagricoltura alla vigilia delle nuove misure restrittive

    “Acquistate i prodotti agroalimentari italiani”. E’ l’appello rivolto ai consumatori dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, alla vigilia delle nuove misure restrittive all’esame del governo e delle Regioni per fermare la diffusione dei contagi da Covid-19.

    L’Istituto San Gallicano sempre in prima fila nella cura dei pazienti HIV anche durante la pandemia COVID-19.

    Malgrado la pandemia da COVID-19 abbia fortemente limitato su tutto il territorio nazionale, l’assistenza specialistica ai pazienti con infezione da HIV, il centro Malattie Sessualmente Trasmissibili (MST) HIV/AIDS dell’Istituto S. Gallicano di Roma è riuscito a mantenere un alto livello di continuità terapeutica assistenziale per i suoi pazienti, introducendo modifiche operative all’attività di routine e avvalendosi della telemedicina.

    La Regola Pastorale di Gregorio Magno, presentazione di Marco Ronconi

    Martedì 10 novembre 2020 alle ore 17:30 

    È morto Gigi Proietti nel giorno del suo 80esimo compleanno

    L'attore e regista è scomparso nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Qui un estratto da un articolo di ricordo su Avvenire a firma Massimiliano Castellani:

    "Doveva essere il giorno degli auguri. Già, ma senza lui che parla come se fa a raccontarlo? Perché questa è una storia artistica infinita, iniziata nel 1963, con Can can degli italiani. Come se fa? Se fa, «grossomodo» come fa lui nel Casotto di Sergio Citti, quando si inventa figlio di Toto Angeletti per sedersi a tavola con Paolo Stoppa e magnà a scrocco davanti alla nipotina “compromessa”, Jodie Foster. Scusate il prologo in romanesco stracco, ma è l’unico modo per improvvisarsi biografi di giornata e rileggere in cinque colonne questa lunga storia d’amore tra il Gigi nazionale e il teatro, ma anche con il cinema, la radio, la tv, la musica pop, la lirica e il piano bar. Pischello prodigio, iscritto al corso di mimica del maestro Giancarlo Cobelli per diventare faccia e corpo al servizio dell’arte varia. In primis teatrante".

    Qui l'articolo copleto: https://www.avvenire.it/agora/pagine/mastro-proietti-80-anni-please

    Ciao Gigi, il ricordo del Maestro Federico Capranica

    Intervista al compositore e direttore d'orchestra Federico Capranica, amico e collega del grande artista Gigi Proietti, scomparso oggi a 80 anni.

    "Sono nato quel giorno lì, che ce vojamo fa’?" Così amava ironizzare uno dei più grandi uomini di spettacolo italiani di sempre quando qualcuno gli ricordava la sua data di nascita, quel 2 novembre del 1940, il giorno dei morti di ottant'anni fa.

    Federico Capranica, direttore artistico dei nostri Ladri di carrozzelle e del programma O Anche No, ha voluto ricordarlo con questa intervista rilasciata per angelipress.com

    Pier Paolo Pasolini, 45 anni senza di lui

    Oggi, 2 novembre, è l'anniversario dalla morte di Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore, uomo di cultura e della provincia, delle piccole comunità. Lo ricordiamo con una parte di una sua poesia del 1952 intitolata "Il canto popolare":

    Improvviso il mille novecento
    cinquanta due passa sull'Italia:
    solo il popolo ne ha un sentimento
    vero: mai tolto al tempo, non l'abbaglia
    la modernità, benché sempre il più
    moderno sia esso, il popolo, spanto
    in borghi, in rioni, con gioventù
    sempre nuove - nuove al vecchio canto -
    a ripetere ingenuo quello che fu.

    Scotta il primo sole dolce dell'anno
    sopra i portici delle cittadine
    di provincia, sui paesi che sanno
    ancora di nevi, sulle appenniniche
    greggi: nelle vetrine dei capoluoghi
    i nuovi colori delle tele, i nuovi
    vestiti come in limpidi roghi
    dicono quanto oggi si rinnovi
    il mondo, che diverse gioie sfoghi...

    Ah, noi che viviamo in una sola
    generazione ogni generazione
    vissuta qui, in queste terre ora
    umiliate, non abbiamo nozione
    vera di chi è partecipe alla storia
    solo per orale, magica esperienza;
    e vive puro, non oltre la memoria
    della generazione in cui presenza
    della vita è la sua vita perentoria.

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