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    Anastasìa: “Perché non è prioritario il vaccino contro il Covid ai detenuti?"

    Covid-19, il Portavoce della Conferenza dei garanti territoriali, Stefano Anastasìa, interviene in merito alle decisioni del governo sull’imminente campagna di vaccinazioni

    “Come mai i detenuti e le detenute non sono elencati tra le categorie prioritarie della campagna vaccinale contro il Covid-19?”. È la domanda che si pone il Portavoce dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Stefano Anastasìa.

    “In questi mesi – prosegue Anastasìa - stanno vivendo la più dura delle carcerazioni, impediti in gran parte delle attività e dei contatti con l’esterno, finanche con i familiari che, quando va bene, possono vedere di persona una volta al mese e separati da una barriera di plexiglas. Il tutto per misure di prevenzione giustificate dal fatto che le carceri sono comunità chiuse in cui convivono centinaia, se non migliaia di persone, con seri rischi di rapida diffusione del virus in caso di contagio (e, purtroppo, se ne ha esperienza). Le carceri, si dice, sono come le Rsa. D’altronde – conclude Anastasìa - se l’età media è più bassa, la diffusione delle patologie pregresse è certamente importante e le condizioni igienico-sanitarie degli istituti di pena sono certamente peggiori di quelle delle Residenze sanitarie assistenziali”.

    Legge regionale sul Terzo settore, ecco cosa cambia

    “Collaborare, non competere” è il titolo dell’ultimo Quaderno Cesvot nella collana “I Quaderni”, scritto da Luca Gori e Francesco Monceri
     

    Nella pubblicazione tutto il quadro normativo di riferimento su cui si basa la rinnovata alleanza tra il terzo settore e la pubblica amministrazione

     

    “Collaborare, non competere. Co-programmazione, co-progettazione, convenzioni nel Codice del Terzo settore” è il titolo dell’ultimo volume edito da Cesvot nella collana “I Quaderni”, scritto da Luca Gori e Francesco Monceri.

    Garantire alle comunità locali servizi pubblici migliori e sempre più rispondenti ai bisogni delle persone. È questo l’obiettivo che la Riforma del terzo settore e la Legge regionale 65/2020 si propongono di raggiungere attraverso il coinvolgimento attivo degli enti del terzo settore nei processi decisionali propri delle autonomie locali. Il libro “Collaborare, non competere” fornisce il quadro normativo di riferimento su cui si basa la rinnovata alleanza tra il mondo del terzo settore e il mondo della pubblica amministrazione, a beneficio di quanti operano in tali ambiti e che, sempre più di frequente, si troveranno a pianificare e progettare insieme le politiche di sviluppo del territorio.

    Secondo il presidente di Cesvot, Federico Gelli questa nuova pubblicazione fornisce un quadro completo delle novità introdotte dalla nuova legge regionale che disciplina l’attuazione dell’art. 55 del Codice del terzo settore attraverso la quale le amministrazioni regionali e locali, in nome del principio di sussidiarietà, sono legittimate ad affidarsi agli enti di terzo settore in tema di co-programmazione, co-progettazione e convenzioni senza dover più ricorrere ad affidamenti mediante appalti pubblici. Per questo l’intervento legislativo di Regione Toscana, giunta tra le prime a dare attuazione all’art 55 è importante in quanto rende concreti i procedimenti passando dall’astratto del Codice del Terzo settore alla sua piena attuazione.

    Nel titolo, spiega uno degli autori Luca Gori, si trova già una chiara indicazione: il Terzo settore non è lo spazio per la competizione nel mercato, ma è il luogo della collaborazione fra enti del Terzo settore, tra loro e con la pubblica amministrazione. Si tratta ora, secondo la visione confermata di recente dalla corte costituzionale, di trovare le forme giuridiche perché questa collaborazione possa avvenire. Forme giuridiche nuove e in costante evoluzione: proprio per questo, nel volume, abbiamo prima inserito un chiarimento delle coordinate costituzionali di fondo e poi un esame, in concreto, dei diversi aspetti normativi introdotti dal codice del Terzo settore.

    Come specifica, l’altro autore del volume, Francesco Monceri, la “generalizzazione” della co-programmazione e co-progettazione determinano un’importante evoluzione dell’amministrazione tradizionale verso l’affermazione di modelli alternativi a quello gerarchico/unilaterale. Gli istituti in parola aprono, dunque, la strada ad una vera condivisione della decisione amministrativa tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore nel campo dei servizi di interesse generale.

    Il Quaderno intende approfondire le conseguenze innescate dalla codificazione degli istituti partecipativi previsti dal Codice del Terzo settore sul sistema dei rapporti tra enti del terzo settore e amministrazioni pubbliche, come modello di piena applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale. Il tutto in un quadro in cui lo status costituzionale degli enti del terzo settore è perlopiù riconosciuto, anche nella recente sentenza 131/2020 della Corte costituzionale, come evoluzione di un modello preferibile al mercato nella predisposizione e gestione dei servizi di interesse generale.

    Il volume è arricchito per una miglior consultazione anche da un’appendice contenente il Codice del Terzo settore, la Legge regionale Toscana 65/2020, il parere del Consiglio di Stato n.1382/2018, le sentenze “Spezzino” e “Casta” della Corte di giustizia europea.

    Gli autori: Luca Gori è ricercatore in diritto costituzionale presso la Scuola Superiore S. Anna. Francesco Monceri è avvocato e docente di elementi di diritto amministrativo e dei servizi pubblici presso il Polo Tecnologico Sistemi Logistici di Livorno-Università di Pisa.

    Il Quaderno è disponibile e scaricabile gratuitamente in formato pdf, previa registrazione all'area riservata MyCesvot, a questo link. Nell'area riservata è inoltre possibile richiedere una copia cartacea del volume compilando il modulo online.

    Gils amplia l’assistenza sul territorio con una nuova scleroderma unit al Mauriziano di Torino

    Continua l’impegno del GILS - Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia - nell’assistenza ai malati di Sclerosi Sistemica, la cui diagnosi precoce ed il follow-up terapeutico sono tra i primi alleati per il trattamento di questa patologia autoimmune.

    Si tratta della dodicesima Scleroderma Unit sul territorio nazionale quella appena annunciata grazie all’accordo tra il GILS e l’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino. Con un ambulatorio dedicato alle persone affette da Sclerosi Sistemica ed un team specializzato ed integrato in una realtà multidisciplinare, la nuova Scleroderma Unit, sotto la guida dalla dottoressa Claudia Lomater – Dirigente Responsabile della SSD Reumatologia – si prefigge di migliorare la qualità di vita dei malati fornendo il più alto standard di assistenza clinica, favorendo l’accesso alle cure e promuovendo corsi di educazione alla malattia per i pazienti ed i loro familiari.

    «In questo periodo di criticità assistenziale dovuta all’emergenza COVID-19, questa nuova convenzione ci permette di ridare speranza agli ammalati grazie ad un’assistenza dedicata e specializzata sul territorio. Proprio perché durante gli ultimi mesi molte cure e terapie sono state annullate oppure posticipate, il GILS vuole dare un forte segnale di vicinanza ai pazienti poiché siamo consapevoli di quanto la diagnosi precoce ed un corretto trattamento siano fondamentali per migliorare il decorso della patologia.» commenta Carla Garbagnati Crosti, Presidente del GILS. “Il Progetto è dunque in linea sin dalla sua nascita con le più moderne tendenze nei modelli di presa in carico delle patologie croniche, anzi si potrebbe dire che ha anticipato tali tendenze nell’ambito della patologia specifica. Nell’ambito delle attività condotte dalla Scleroderma Unit ritroviamo infatti tutti gli elementi fondamentali per l’efficace presa in carico del paziente, che vanno dalla definizione puntuale dei bisogni, alla gestione centrata sul paziente, alla definizione di un percorso assistenziale per la cronicità in rete con i Medici di Medicina Generale ed i Medici Specialisti ambulatoriali che operano sul territorio. Questa gestione integrata permette dal lato degli utenti l’erogazione di interventi dedicati, la gestione complessiva della patologia, l’interazione con un team specialistico all’interno di un percorso definito e dal lato degli operatori lo sviluppo di conoscenze e competenze e l’integrazione multidisciplinare e multiprofessionale. A livello di sistema inoltre sono promosse l’appropriatezza nell’uso delle tecnologie e dei farmaci”.

    Il progetto Scleroderma Unit nasce nel 2014 proprio con l’intento di porre l’ammalato, ed i suoi bisogni, al centro dell’attenzione e dargli la possibilità di accedere con corsia preferenziale ad un’assistenza guidata da un’équipe specialistica che possa favorire la diagnosi precoce e l’ottimizzazione del follow-up e di un percorso terapeutico personalizzato.

    Trapiantato fegato da donatore Covid positivo in ricevente Covid positivo, a Torino

    Per la prima volta al mondo trapiantato con successo fegato da donatore Covid positivo in ricevente Covid positivo, presso l’ospedale Molinette di Torino

    Per la prima volta al mondo nei giorni scorsi è stato effettuato con successo un trapianto di fegato da un donatore Covid positivo in un ricevente Covid positivo, presso l’ospedale Molinette di Torino dall’équipe del professor Renato Romagnoli. A seguito dell’apertura da parte del Centro Nazionale Trapianti di un programma di donazione di organi salvavita da soggetti con infezione da SARS-CoV-2 (da riservare a riceventi anch’essi positivi), il 10 dicembre scorso la Rianimazione dell’ospedale di Domodossola (VCO) ha segnalato al Centro Regionale Trapianti piemontese (diretto dal professor Antonio Amoroso) la volontà donativa espressa dai familiari di una donna di 66 anni risultata positiva al virus. Le condizioni del fegato erano compatibili con la donazione, mentre lo screening per SARS-CoV-2 era risultato positivo sia sul tampone nasofaringeo sia sulle secrezioni bronchiali. L’offerta di tale organo è stata immediatamente accettata dal Centro Trapianto di Fegato di Torino nella serata del 10 dicembre, in quanto quel giorno stesso era stato riattivato nella lista d’attesa un uomo di 63 anni originario dalla Calabria, affetto da cirrosi complicata da neoplasia epatica primitiva, compatibile con la donatrice. L’uomo, inserito in lista d’attesa il 15 ottobre, era risultato per la prima volta positivo al Covid su tampone nasofaringeo il 9 novembre, dopo aver avuto per alcuni giorni febbre e tosse. Le sue condizioni respiratorie si erano mantenute stabili ed era stato posto in isolamento domiciliare, senza necessità di ricovero ospedaliero. Scaduti i 21 giorni di isolamento, il paziente era stato visitato dal responsabile della Terapia Insufficienza Epatica, dottor Antonio Ottobrelli, in data 1° dicembre, allorchè il tampone nasofaringeo era risultato ancora positivo per SARS-CoV-2, mentre gli esami ematici e radiologici avevano evidenziato un chiaro peggioramento della situazione tumorale. Il mattino del 10 dicembre il dosaggio su sangue degli anticorpi neutralizzanti anti-SARS-CoV-2 aveva mostrato un livello elevato, mentre il tampone nasofaringeo era risultato per la prima volta negativo. Posto di fronte alla possibilità di eseguire un trapianto con il fegato di una donatrice Covid positiva, il paziente aveva immediatamente fornito il suo consenso, ben conscio che l’evoluzione della sua patologia tumorale epatica avrebbe potuto in brevissimo tempo portarlo all’esclusione dalla lista d’attesa. Così, nella notte tra il 10 e l’11 dicembre l’équipe del Centro Trapianto Fegato, equipaggiata con idonei dispositivi di protezione individuale, ha proceduto con il prelievo del fegato della donatrice Covid positiva nella sala operatoria allestita nell’ospedale di Domodossola. Contemporaneamente, il candidato ricevente è stato convocato e sottoposto agli accertamenti pre-operatori necessari per accedere alla sala operatoria per il trapianto. Come di routine in questo periodo di pandemia, è stato sottoposto ad un ulteriore tampone nasofaringeo per ricerca SARS-CoV-2. Dopo poche ore, ovvero poco prima di entrare in sala operatoria, il referto del tampone ha evidenziato tracce ancora misurabili del virus. Di fronte all’improvvisa necessità di scegliere se proseguire o meno con il trapianto salva-vita, il bilancio rischi-benefici ha fatto propendere l’équipe medico-chirurgica per andare avanti con il trapianto. La sala operatoria del Centro Trapianto Fegato è stata rapidamente convertita in Sala Covid dal personale infermieristico e gli anestesisti dell’Anestesia Rianimazione 2 (diretta dal dottor Roberto Balagna), adeguatamente protetti, hanno proceduto con la preparazione del paziente per l’intervento.

    L’intervento chirurgico, durato 9 ore, è stato eseguito in prima persona dal professor Renato Romagnoli, coadiuvato dai suoi più validi collaboratori. A causa delle condizioni cliniche del ricevente e della necessità di operare muniti di idonei dispositivi di protezione, l’operazione è stata non solo tecnicamente difficile, ma anche particolarmente faticosa. La ricerca del virus sulle secrezioni bronchiali del paziente durante il trapianto ha confermato la presenza di una carica virale. Per questo motivo, come indicato dalla Direzione Sanitaria Molinette, il paziente a fine trapianto è stato ricoverato presso la Rianimazione Covid 1 (diretta dal professor Luca Brazzi). Già 24 ore dopo il trapianto il paziente, ben risvegliato grazie alla buona funzione del fegato trapiantato, è stato estubato. La ricerca del virus sulle secrezioni bronchiali è risultata ancora positiva in 1° e 3° giornata post-operatoria, mentre il tampone nasofaringeo si è negativizzato, a testimoniare lo stato di infezione in via di risoluzione. La funzione respiratoria e gli esami radiologici polmonari sono attualmente nella norma, ed il paziente verrà a breve trasferito presso l’Area Semintensiva Chirurgica del Centro Trapianto Fegato.

    Ancora una volta, lo sforzo multidisciplinare - non solo clinico ma anche organizzativo - di un grande ospedale italiano ha reso possibile quanto fino a poco tempo fa era ritenuto del tutto impensabile. In questo caso sono risultati fondamentali il supporto del laboratorio di Microbiologia (diretto dalla professoressa Rossana Cavallo) e dell’Infettivologia (diretta dal professor Francesco De Rosa). La recente infezione da coronavirus non impedisce dunque la donazione ed il trapianto di organi in sicurezza.

    Si può controllare il caos?

    Ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi del Cnr e della Universidad Carlos III di Madrid hanno dimostrato come reti caratterizzate da una dinamica caotica possano essere indirizzate a raggiungere un comportamento, purché compatibile con la dinamica spontanea del sistema. Il lavoro è pubblicato su Scientific Reports

    Ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isc) e della Universidad Carlos III (Madrid, Spagna) hanno dimostrato come reti caratterizzate da una dinamica caotica possano essere indirizzate a raggiungere un comportamento. Il lavoro pubblicato su Scientific Reports propone un protocollo capace di guidare la rete in direzione di una evoluzione desiderata, purché questa sia compatibile con la dinamica spontanea del sistema.

    “Il nostro universo è pieno di sistemi descrivibili come reti di elementi interagenti nella maniera più varia: il cervello è una rete di neuroni, una popolazione una rete di individui, un ecosistema una rete di popolazioni”, dichiara Stefano Boccaletti del Cnr-Isc. “Lo studio dimostra come sia sufficiente agire solo su pochi dei nodi della rete (un procedimento detto pinning), per indirizzare quest’ultima verso la dinamica desiderata. Per molti anni si è pensato, erroneamente, che le dinamiche caotiche fossero qualcosa di indesiderato, in quanto impredicibili su tempi lunghi. Il nostro studio mostra invece che una dinamica caotica sia in realtà desiderabile, in quanto consente di indirizzare a piacimento il sistema verso infiniti possibili stati (tutti quelli compatibili appunto con detta dinamica caotica) in modo del tutto controllabile, cosa che sarebbe impossibile se il comportamento del sistema fosse regolare”.

    Massimo Materassi uno dei ricercatori del team Cnr spiega che “la controllabilità di una rete si estende così a reti con morfologie irregolari e variabili: si applica ad un amplissimo numero di sistemi dinamici reali dove i legami tra i nodi possono essere non-lineari, con connessioni dirette o indirette tra i nodi e non simmetriche”.

    Le finalità pratiche di questo studio sono molteplici. “Abbiamo applicato questi risultati teorici alla formulazione di una teoria per la gestione adattativa degli ecosistemi”, conclude Stefano Focardi del Cnr-Isc. “In una situazione di crisi ambientale come l’attuale, in presenza di continui conflitti tra fauna selvatica e popolazione umana, poter gestire al meglio gli ecosistemi naturali è fondamentale e questo studio può contribuire al raggiungimento degli obiettivi della convenzione internazionale per la conservazione della diversità biologica. La sfida ora è applicare queste nuove metodologie alla gestione pratica delle aree protette e degli ecosistemi”.

    Alla scoperta di Babbo Natale: il teatro per bambini non si arrende. E va online in tutta italia

    Il nuovo progetto del contenitore “Alla scoperta di” per riaccendere le luci sul palco

    I teatri sono nuovamente chiusi e le rappresentazioni calendarizzate annullate o rinviate a data da destinarsi. Alla scoperta di, contenitore culturale di spettacoli teatrali rivolti ai più piccoli, ha deciso di non cancellare lo spettacolo natalizio Alla scoperta di Babbo Natale ma di effettuare ulteriori investimenti per la registrazione e trasmissione on demand, disponibile da sabato 12 dicembre a martedì 12 gennaio, per portare il Natale a tutti i bambini d’Italia e accendere una fiammella per il teatro del nostro paese.

    Il palco del Teatro Marconi, consolidata realtà artistica della capitale, è la sede ospite delle riprese di una produzione ambiziosa nel settore del teatro per bambini. La storia seguirà le vicende del folletto Peltzickel, noto combina guai dal cuore d’oro che, dopo aver provocato un grave incidente nel villaggio da cui partono i regali, sarà costretto a viaggiare per radunare tutti i folletti e rimediare al proprio errore, fornendo così l’occasione per conoscere meglio Babbo Natale e i suoi aiutanti, oltre ai suoi antagonisti, lasciando emergere le loro storie e personalità, intrecciate fra antica tradizione orale e moderne leggende commerciali.

    Come per le precedenti produzioni, la stesura della sceneggiatura è stata preceduta da una lunga fase di studio, durante la quale sono state esaminate le leggende appartenenti alla cultura di diversi paesi, tra cui Islanda, Germania, Norvegia, Finlandia e Stati Uniti per citarne alcuni, così da poter seguire la filosofia dell’imparare divertendosi. Grande cura è riservata anche alle scenografie, affidate a un veterano del settore, Domenico Latronico, che in passato ha lavorato nel cinema per Nanni Moretti, Carlos Saura e Silvio Soldini.

    Alessio Rizzitiello, oltre ad aver lavorato alla sceneggiatura, sarà impegnato sul palco e a dirigere gli esperti attori Matteo Cecchi, Valentina Conti e Simone Ruggero. L’organizzazione dello spettacolo è gestita dalla Luxury Project, guidata da Marco Mazzola che, nello spiegare il progetto tiene a trasmettere come “Stiamo lavorando tutti con grandissima convinzione, non solo per produrre uno spettacolo che sappia divertire ed educare ma, stavolta, anche per poter portare la nostra speranza del Natale alle famiglie che non potranno recarsi normalmente al teatro, al cinema o a un concerto ancora per diverso tempo.”

    Luisa Mezzacapa, ideatrice di Alla scoperta di e co-sceneggiatrice dello spettacolo racconta: “Siamo una piccola realtà ma la nostra iniziativa, al di là del successo che ovviamente ci auguriamo, vuole essere soprattutto una scommessa per mantenere vivo il teatro e la cultura in un momento così difficile, continuando a far lavorare attori, sceneggiatori e scenografi di talento, oltre al Teatro Marconi che ci ha affittato i locali per le riprese.”

    Alla scoperta di è un contenitore culturale, nato nel 2019, che propone spettacoli teatrali per bambini, consigliati per la fascia d’età dai 4 ai 10 anni, portando sul palcoscenico la vita dei grandi personaggi storici italiani e non, con un connubio calibrato di divertimento e apprendimento per avvicinare i più piccoli al teatro e alla cultura. Alla scoperta di Babbo Natale è visibile online, direttamente da casa propria, tramite l’acquisto di un unico biglietto valido per tutta la famiglia, a un costo ridotto per garantirne l’accessibilità. È possibile avviare lo spettacolo in qualunque momento, durante il mese di disponibilità, e di completarne la visione entro 48 ore.

    Manovra: Pagano (PD), “70 milioni per paritarie che accolgono disabili”

    "Abbiamo voluto riconosce l'impegno di chi lavora a favore dell'inclusione sociale e che svolge un servizio pubblico rappresentato da tutte quelle scuole che accolgono alunni disabili". Così il capogruppo PD in commissione Bilancio Ubaldo Pagano annuncia l'approvazione nel corso dell’esame della legge di Bilancio dell'emendamento che stanzia 70 milioni a favore delle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità.

    "Si tratta di un contributo fondamentale per tutti quegli istituti che oggi svolgono un ruolo centrale nelle nostre comunità offrendo un aiuto concreto a ragazzi e ragazze portatori di disabilità che hanno diritto, come gli altri, a poter crescere senza rinunciare ad una esperienza fondamentale per la propria maturazione. A nome di tutto il Pd siamo orgogliosi di questo risultato". Conclude Pagano.

    Parma Capitale della Cultura 2020+21. Una maratona culturale per festeggiare l’anno nuovo

    Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 si prepara a celebrare l’inizio del nuovo anno con un programma speciale il 31 dicembre dalle ore 21: una maratona di oltre quattro ore, in streaming e in tv, con spettacoli musicali e teatrali.

    Nonostante l’emergenza sanitaria abbia costretto a ripensare i progetti per le feste di Natale, Parma vuole far sentire la propria vicinanza agli appassionati di cultura e regalare, ai suoi cittadini e agli estimatori, una serata unica, un momento di svago e di serenità.

    Proposte culturali di alto livello per un appuntamento con numerosi artisti, che entrano nelle case del pubblico da luoghi simbolo della città, come il Teatro Regio, l’Auditorium Paganini e il Teatro Due. La serata sarà trasmessa sui canali social ufficiali di Parma 2020+21 e su 12 TV Parma, e avrà la media partnership di Gazzetta di Parma. L’iniziativa, nel programma di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, è realizzata dal Comune di Parma, con il contributo del MiBACT e della Regione
    Emilia-Romagna, in collaborazione con la Fondazione Teatro Regio di Parma, La Toscanini e Fondazione Teatro Due.

    Main sponsor della serata è Enel, che ne ha permesso la realizzazione. Dal Teatro Regio, tre voci importanti del panorama musicale italiano: il cantautore Fabio Concato con un raffinato trio capitanato dal talentuoso pianista Paolo Di Sabatino; la cantautrice e polistrumentista Marina Rei in un assolo e Nada, grande interprete della storia musicale dagli anni 70. Curato da Giovanni Sparano del Barezzi Festival, l’insolito e unico concerto è organizzato e prodotto dalla Fondazione Teatro Regio di Parma. 
    La musica classica sarà un’altra dei protagonisti della serata. Dall’Auditorium Paganini, la Filarmonica Arturo Toscanini, diretta da Giuseppe Grazioli, proporrà, in un concerto di circa un’ora, i brani: Johann Strauss, Il Pipistrello, Ouverture; Jacques Offenbach, Gaîté Parisienne; Benjamin Britten, Soirées Musicales suite su musiche di Rossini, op. 9; Gioachino Rossini, La Cenerentola, Ouverture; Georges Bizet, Carmen Suite.

    Bambini in carcere: la Papa Giovanni, plauso ad emendamento per tutelarli

    «Plaudiamo alla prevista istituzione del Fondo ministeriale che dispone risorse finanziarie per impedire ai bambini di continuare a scontare la pena in carcere con le proprie madri. E' fondamentale proporre alle mamme con figli di essere accolte presso vere case famiglia e, laddove questo sia impraticabile per le loro mamme, si liberino questi bambini con il collocamento presso parenti idonei o famiglie affidatarie».

    E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all'approvazione dell'emendamento alla legge di Bilancio, proposto dai deputati Bazoli e Siani, che prevede il finanziamento di strutture alternative per detenuti con figli al seguito.

    La Comunità Papa Giovanni XXIII già lo scorso aprile aveva presentato al Ministro della Giustizia il proprio contributo per una riforma della legislazione in merito. Sin dal 2012 si è resa disponibile ad accogliere tutti i bambini presenti nelle carceri italiane.

    DALLA PARTE DEL GARANTE CONTRO I PERICOLI DI TIKTOK

    Fondazione Carolina: “Il Social cinese espone bambini e pre adolescenti alla cultura dell’ammiccamento e dell’intimità esibita”.

    L’indagine con Pepita Onlus: 4 bambini su 10 sconvolti da immagini violente.

    “Ci siamo fermati alla prima riga. Tanto ci è bastato per sostenere pienamente il procedimento avviato dal Garante della privacy nei confronti di TikTok”, così Ivano Zoppi, Segretario generale di Fondazione Carolina, impegnata da anni a tutela dei minori in Rete, commenta il documento ufficiale che impone al social cinese di rendere conto rispetto alle proprie policy a tutela dell’infanzia e degli utenti più giovani.

    “Scarsa attenzione alla tutela dei minori”... riporta il testo. Una contestazione che Fondazione Carolina, dedicata a Carolina Picchio, prima vittima riconosciuta di cyberbullismo in Italia, rivolge da tempo, denunciando i rischi legati all’utilizzo di TikTok. Ciò che preoccupa di più è però quello che il Garante, nella sua veste istituzionale, non può sottolineare. “Se age verification, privacy e gestione dei dati sono problematiche comuni a più piattaforme - osserva Ivano Zoppi - quello che spaventa del social del balletti è la cultura dell’ammiccamento e dell’intimità esibita. L’esposizione continua e vuota di una fisicità costantemente condivisa e banalizzata”. Un’intera generazione di pre adolescenti, anche di 10 anni, buttati nella mischia e continuamente sollecitati ad esibirsi, a provocare, ad emulare e a concedere, un post dopo l’altro, un pezzo di sé. “Dobbiamo fermare questa centrifuga di sentimenti - ammonisce Zoppi - cui sottoponiamo ogni ora i nostri figli, che non possiamo, non dobbiamo lasciare soli sul web”. TikTok non sfugge quindi alle semplici, ma basilari, regole sull’utilizzo dei social da parte dei minori, di cui i genitori sono responsabili. “Comportarsi su internet come nella vita vera - conclude il responsabile di Fondazione Carolina - Sono certo nessuna ragazzina di 12 anni simulerebbe uno spogliarello in metropolitana, eppure in Rete sembra orami la prassi. I genitori devono ritrovare il coraggio di educare, accompagnando e sostenendo i figli anche nella loro esperienza digitale”.

    La SURVEY - UNDER14 su TikTok 

    Per indagare sul rapporto dei pre adolescenti con il social cinese, il centro studi di Fondazione Carolina ha da poco realizzato un sondaggio in collaborazione con Pepita Onlus, la cooperativa di educatori più attiva in Italia. L’indagine ha una copertura nazionale e ha coinvolto oltre 500 famiglie, con almeno un figlio sotto i 14 anni.

    I primi risultati riportano che:

    Il 60% degli intervistati usa TIKTOK; di questi, il 60% è femmina.

    Il 86% lo usa per divertirsi nel tempo libero e si sente rilassata, felice. 

    Ci passano in media 1,5 ore al giorno.

    L’80% ne parla poco o per nulla con i genitori.

    Il 56% non lo ha chiesto ai genitori quando lo ha aperto.

    Il 17% dichiara di essere stato offeso.

    Il 40% ha trovato contenuti violenti e ne è stato disgustato o sconvolto.

    Il 50% ha trovato nudità, dichiarando che questo non gli ha fatto nessun effetto.

    Il 50% lo trova rischioso, principalmente per cyberbullismo, violazione privacy e hackeraggio di identità.

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