AngeliPress

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    Storia di una afroitaliana, anzi di una 'Negretta'

    Il libro di Marilena Delli Umuhoza "Negretta. Baci razzisti" Ed. RedStarPress

    “Una Marina di libri”: il festival del libro di Palermo

    Torna all'Orto Botanico di Palermo “Una marina di libri”, il festival del libro della città che dal 24 al 27 settembre porterà “i fogli tra le foglie”, come amano dire gli organizzatori dell’ente no profit Piazza Marina & dintorni.

    PNRR: linee guida di Governo sulle riforme 2021

    NRR: proposte di Governo per le prossime riforme (Fisco, Lavoro, Giustizia e PA), gli investimenti pubblici e quelli in ricerca e sviluppo.

    Eugenio Finardi: la mia “canzone del ricordo” per le persone con demenza e i loro familiari

    Il cantautore milanese sceglie di dedicare il brano “Amore diverso” alla Federazione Alzheimer Italia in occasione del IX Mese Mondiale

    Piero Nava «Io sono nessuno» in libreria per RIZZOLI dal 15 settembre

    Aspettando il 30° anniversario dell’uccisione del giudice Rosario Livatino (21 settembre 1990 - 21 settembre 2020)

    PIERO NAVA "IO SONO NESSUNO - DA QUANDO SONO DIVENTATO IL TESTIMONE DI GIUSTIZIA DEL CASO LIVATINO"

    Prefazione di Rosy Bindi

    (Rizzoli)

    DANESE (FORUM TERZO SETTORE LAZIO) GRAZIE A IMPEGNO ASSESSORE TRONCARELLI PER INNOVATIVO PROTOCOLLO FIRMATO CON REGIONE LAZIO

    Riaffermato e riconosciuto il ruolo politico del Terzo Settore, come previsto dal Codice nazionale. Il Lazio esempio di proficua e intensa collaborazione con la firma del 'Protocollo d'intesa per la costruzione di un welfare di comunità ed il sostegno a iniziative e progetti ad hoc nel campo delle Politiche Sociali'

    Milano, una carrozzina che fa parte dell’arredo urbano, il disagio e la libertà conquistata

    Torna la nostra editorialista Rebecca Zoe de Luca, collaboratrice di Marie Claire, Elle e Vanity Fair, nonché adolescente che frequenta il quarto ginnasio a Milano. Nuota, scia, va in barca con i genitori, recensisce i libri che legge, ama la scrittura e ama la vita, nonostante sia affetta da Atrofia Muscolare Spinale

    Così come Odisseo, dopo varie peripezie, ‘tornò a baciare la sua petrosa Itaca’, io, esattamente due settimane fa sono tornata nella mia città: Milano. Senza ombra di dubbio provo un amore incondizionato per il lago, ma Milano è il centro del mio universo, ora come ora, pensare di vivere in una qualsiasi altra città mi sembra un sacrilegio. Finalmente, dopo quasi tre mesi, ritrovo le strade asfaltate, piene di mozziconi di sigarette e di qualsiasi rifiuto possibile ed immaginabile - naturalmente le ruote della carrozzina non vanno molto d’accordo con gli immancabili escrementi di cane -. Per quanto io trascorra la maggior dell’anno a Milano, quando torno in città devo abituarmi nuovamente, non solo, alla frenetica vita milanese, ma anche ad essere letteralmente fissata da chiunque: uomo, donna, bambino, bambina, nonno, nonna, ragazzo o ragazza che mi capiti di incrociare anche solo per una frazione di secondo. Sì perché, al lago è inevitabile conoscere tutti-il che per certi versi può anche rivelarsi utile o catastrofico-, quindi, ormai, la carrozzina fa parte dell’arredo ‘urbano’ e non è certamente uno di quegli argomenti da ‘Bar Sport’. A Milano, per quanto paradossale, tutto cambia. Se prima fissavano solo la carrozzina e a volte mi sorridevano, un po’ forse per pena e un po’ per imbarazzo, ora, come purtroppo capita alla maggior parte di noi ragazze, fissano anche me, o meglio, tutto tranne che il mio viso: facendomi inevitabilmente sentire a disagio, ma soprattutto arrabbiare - con il carattere ‘pacato’ e ‘riflessivo’ che da sempre mi contraddistingue. Ma la gente che mi fissa, per un motivo o per l’altro, è sempre stata una, dapprima fastidiosa e in seguito quasi ironica, costante nella mia vita e, di certo, rinunciare agli interminabili giri per la mia insostituibile ed amata Milano è l’ultima delle mie intenzioni. Perché ormai la libertà conquistata non vale un pantaloncino corto. 

    A Torino è nato il Polo della Felicità

    È possibile misurare la felicità in una città? Si possono attivare delle azioni civiche e politiche per farla crescere? Da questi interrogativi è nato il progetto sperimentale ‘Felicità Civica’ che ha lo scopo di creare a Torino il primo polo sulla felicità e che lancia ora un concorso di idee, aperto a cittadini, associazioni e istituzioni, per sviluppare dei servizi sperimentali collegati alla felicità.

    Dopo una fase di ricerca psicologica e sociologica che ha coinvolto l'Università di Torino sono stati individuate dieci “sfide civiche” che possono contribuire ad accrescere la felicità in una città.

    Si tratta di ambiti di intervento culturale, civico e politico considerati necessari e urgenti per accrescere il livello di benessere delle persone che vivono a Torino. In particolare, si tratta di terza età e invecchiamento; famiglie e casa; cultura e accesso alla cultura; scuola, giovani e formazione; ambiente, territorio e spazi pubblici; lavoro e tempi di vita; benessere e relazioni; tecnologia e impatto sul lavoro e sulla società; salute e sicurezza; identità, differenze e partecipazione.

    Le dieci sfide civiche sono state oggetto di un laboratorio di futuro condotto da ForwardTo e Skopia, start up dell’Università di Trento, con oltre 100 soggetti attivi in città, finalizzato a definire delle visioni di futuro desiderabili a Torino nel 2040.

    Blue Recovery Plan, la proposta del WWF per la ripartenza nel Mediterraneo

    Il WWF ha proposto ai 22 Stati che si affacciano sul Mediterraneo, patrimonio di immenso valore, il progetto Blue Recovery Plan che potrebbe generare 400 miliardi di euro l’anno. “Il Mediterraneo è un concentrato di biodiversità che tutto il mondo ci invidia, con oltre 17.000 specie, paesaggi evocativi, ricco di cultura, tradizioni. I paesi che condividono questa grande ‘oasi marina’ hanno quindi un’enorme responsabilità verso i propri cittadini e la nostra proposta punta ad un futuro sostenibile del mare, per il mondo che verrà”, spiega Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia.

    Il primo pilastro di questo progetto è insito nella necessità di salvaguardare la salute del mare, oggi solamente l’1,27% è posto sotto tutela e gli scienziati concordano sul fatto che almeno il 30% di esso dovrebbe essere preservato. Le aree marine protette, infatti, svolgono un’importante funzione per la riproduzione delle specie ittiche, che quindi giovano alle attività di pesca e di turismo sostenibili. E non per ultimo questi spazi incontaminati attenuano gli effetti dei cambiamenti climatici. Dalle analisi effettuate dal WWF, è emerso che i sette principali settori marittimi, che vanno dal trasporto all’acquacoltura, dalla nautica da diporto alla pesca ricreativa e su piccola scala, arrecano gravi danni in nevralgiche aree marine. E un ulteriore acutizzarsi di queste criticità deteriorerebbe ancor di più la pesca e la conseguentemente economia.

    L’Italia si pone come uno dei massimi Paesi per fonte di ricchezza in termini di denaro e di biodiversità nel Mediterraneo, basta tenere conto che le acque che bagnano le coste italiane sequestrano annualmente una quantità di carbonio che vale tra i 9,7 e i 129 milioni di euro, mentre le praterie marine di posidonia contribuiscono alla difesa dall’erosione costiera e hanno un valore che equivale a circa 83 milioni di euro l’anno. Insomma, un capitale naturale che non sarebbe tanto da sperperare, o peggio ancora da buttare.

    https://www.wwfmmi.org/medtrends/

    https://www.wwf.it/tu_per_il_mediterraneo.cfm?54261/Un-Blue-Recovery-Plan-per-il-Mediterraneo

    https://www.lastampa.it/tuttogreen/2020/08/23/news/wwf-un-blue-recovery-plan-per-il-
    mediterraneo-1.39123507

    A cura di Simone Riga

    Gli incendi in California fanno sempre più paura

    Quella che si sta vivendo è la più dolorosa stagione degli incendi nella storia della California. “The worst fire season even. Again”, così recita il Los Angeles Times. Negli ultimi dieci anni gli incendi hanno battuto record su record, basta pensare che 8 dei 10 più vasti incendi della California si sono scatenati nell’ultimo decennio e i numeri parlano chiaro, tra il 2001-2010, gli incendi di maggiore espansione, avevano mandato in fumo 1,6 milioni di acri, e questa cifra è più che raddoppiata nella decade 2010-2020, passando a 3,5 milioni.

    Gli edifici andati in fiamme tra il 2001-2010 sono stati 12.428, se li si provasse collocare tutti insieme su una mappa ne uscirebbe fuori un’area due volte più grande del centro di Los Angeles. Nell’ultima decade quest’area è divenuta cinque volte più grande, con quasi 30.000 edifici distrutti. La stagione è solo agli inizi e 3,2 milioni di acri sono già andati bruciati, altro primato. Le estati sempre più calde, le poche precipitazioni che rendono arido il suolo e seccano la vegetazione sono un lasciapassare per gli incendi, molti di questi infatti si sviluppano in zone che soffrono un medio-alto livello di siccità. Gli effetti dei cambiamenti climatici, alcuni dei quali appena sopramenzionati, hanno portato anche ad un aumento della temperatura di circa tre gradi nello scorso secolo.

    Park Williams, professore della Columbia University, ha spiegato come quest’anno il deficit di pressione di vapore in California è stato altissimo. Il deficit di pressione di vapore misura la temperatura dell'aria e l'umidità relativa. L’aria più calda spinge a trasformare l’acqua in uno stato gassoso, ovvero in vapore acqueo, ma c’è una quantità limite di vapore acqueo che può essere trattenuto nell’aria e quando questo valore diventa troppo alto vuol dire che “l’atmosfera è diventata un’immensa spugna alta sei chilometri”. E più l’aria è secca, più spingerà l’acqua presente in qualsiasi cosa, dal suolo alle assi di legno delle case, dai rami alle foglie degli alberi e del sottobosco, ad evaporare, afferma Williams. 

    “Questi incendi appena erano scoppiati non erano niente e poi sono divenuti dei mega-incendi”, prosegue il professore. Il North Complex Fire, che ha ucciso almeno 15 persone, “ha bruciato essenzialmente 200.000 acri in un giorno – solo questo avrebbe potuto essere uno dei più grandi incendi nella storia della California, se solo non fosse scoppiato lo stesso giorno in cui altri otto incendi si sono propagati con una velocità straordinaria.” Sebbene il North Complex Fire sia stato spinto da forti venti, molti altri incendi si sono estesi fino a 50.000 o 100.000 acri senza intense correnti d’aria. “In un certo senso, un’estensione di 50.000 acri nella foresta, senza vento, è ancora
    più allarmante”, dice Williams.

    Non bisogna dimenticare che, oltretutto, i fumi che si inalano sono molto pericolosi e dannosi per la salute dell’uomo e infatti, ai sette milioni di abitanti che risiedono nella Central Valley, è stato chiesto di restare a casa al fine di ridurre l’esposizione a queste nocive emissioni.

    https://www.latimes.com/projects/california-fires-damage-climate-change-analysis/

    https://www.theatlantic.com/science/archive/2020/09/most-important-number-for-the-wests-wildfires-california/616359/

    https://www.theatlantic.com/science/archive/2020/09/photos-western-wildfires/616306/

    https://eu.usatoday.com/story/news/nation/2020/09/15/oregon-california-washington-wildfires-smoke-east-coast-economic-damage/5801621002/

    A cura di Simone Riga

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