AngeliPress

    AngeliPress

    Domenica 13 settembre alle 15:00 flashmob in Piazza Statuto a Torino per Bosso

    DOMENICA 13 SETTEMBRE ore 15:00 FLASHMOB in PIAZZA STATUTO 18 PER CHIEDERE L'INTITOLAZIONE

    Poche ore dopo la scomparsa del maestro, la sindaca di Torino Chiara Appendino, dichiarava che gli avrebbe voluto intitolare un luogo di Torino e immediatamente la "rete" chiedeva a gran voce che "quel" luogo, fosse piazza Statuto 18.L'idea ha subito avuto l'adesione dei suoi famigliari e  la petizione  change.org a sostegno di questa proposta, ha raccolto addirittura più di 20.000 firme in 24 ore!

    Nonostante sia stata prodotta richiesta formale con la compilazione dei documenti necessari, il Comune non ha dato alcuna risposta in merito.

    Domenica 13/9 alle ore 15:00, tanti estimatrici ed estimatori del maestro si sono organizzati con il nipote Tommaso Bosso  i Mods per darsi appuntamento nel luogo che vorrebbero fosse legittimamente a lui dedicato. Sarà un sit in in cui si parlerà e racconterà di Ezio Bosso ed è probabile la presenza di alcuni musicisti della sua Orchestra cioè la European Philarmonic Orchestra (che si esibirà la sera stessa all'Auditorium di Torino) i quali potrebbero anche accennare qualche brano particolarmente caro al maestro.

    L'obiettivo è quello di avere finalmente una risposta dalla città,ovviamente positiva.

    GIARDINI EZIO BOSSO

    Piazza Statuto 18, un'area composta da storiche transenne (tempo addietro anche da comode panchine, ora rimosse in favore di un inutile parcheggio, alla faccia della mobilità "dolce") e i portici di Palazzo Paravia, prestigioso condominio dove vissero per un periodo della loro vita sia Edmondo De Amicis che Emilio Salgari.

    In questa precisa "area", si ritrovano,ogni sabato pomeriggio e qualche sera in settimana, i Mods di Torino,regolarmente dal 1980. Sono già quattro le generazioni di Mods che condividono lo storico ritrovo ed è piacevole vedere attempati cinquantenni, giovani trentenni o ragazzini adolescenti, tutti insieme, vestiti eleganti e in sella alle ultraccessoriate Vespe o Lambrette.

    Nei primi anni '80, Ezio Bosso iniziò a studiare contrabbasso presso il Conservatorio G.Verdi di Torino, aveva 13 anni quando divenne allievo del maestro Enzo Ferraris e in quella classe conobbe Oscar Giammarinaro, di 7 anni più grande di lui e già affermato mod di piazza Statuto e componente della band omonima, appena formata.

    Rimase affascinato e catturato dallo stile dell'abbigliamento, dai generi di musica ascoltata (soul, ska,R&B), dalla Vespa e dai racconti delle loro impero, al punto che iniziò immediatamente a frequentare la piazza e si scoprì anch'egli mod, a tutti gli effetti. Quando Oscar decise di non suonare più il basso, ma di di essere solo il cantante  negli Statuto, Ezio si propose come nuovo bassista e iniziò la sua straordinaria carriera musicale "pop" parallela ai suoi studi "classici", evidenziando subito un'eccellente creatività. Essendo ancora ragazzino, era un po' paffutello e venne soprannominato "Xico" prendendo spunto dal maggiordomo dell'allora celebre fumetto di Zagor,,il quale aveva sembianze che un po' lo ricordava, In poco tempo però, emerse una somiglianza fisica proprio con Oscar, al punto che Ezio si spacciava spesso e volentieri come suo fratello minore.

    Ezio partecipava a tutti i raduni mod in giro per l'Italia, aveva la sua Vespa e sovente andava allo stadio a tifare il Toro insieme agli altri Mods granata della piazza. Negli Statuto suonò per circa due anni,con concerti in varie città italiane e registrando il fortunatissimo album "Vacanze" nel 1988.

    Quando Ezio abbandonò il Conservatorio di Torino, a causa dell'insostenibilità del rapporto col suo insegnante, si trasferì a Vienna e poi Parigi, dove studiò con i migliori contrabbassisti europei e quindi lasciò a Torino. Nonostante fosse sempre in giro per il mondo a raccogliere enorme successo, affermandosi come il più grande compositore contemporaneo,non abbandonò mai la sua appartenenza al Modernismo e ogni qualvolta tornava a Torino, frequentava Piazza Statuto e tutti gli eventi e serate mod, con passione ed entusiasmo.Lo ha fatto fino al drammatico periodo del lockdown, che ha coinciso con la sua scomparsa. Anche dopo essersi ammalato, non è mai mancato in piazza, andandoci anche col bastone prima e sulla sedia a rotelle dopo.

    Oltre alla famiglia, Ezio a Torino era rimasto legato ad alcuni  storici amici musicisti ,ma soprattutto ai suoi amici Mods, rivendicandone  la sua appartenenza anche nel pieno del suo successo e popolarità nazionale (post Festival di Sanremo) in tutte le interviste di TV,Radio e giornali. Sua la frase: "Sono e resterò sempre mod, perché mod non si diventa,non si può "fare" il mod, si scopre di esserlo.Il Modernismo è uno stile di vita che ci rende uomini migliori."

    Addio a Franco Maria Ricci, aveva 82 anni

    È morto a Parma, a 82 anni, l'editore e collezionista Franco Maria Ricci. I funerali saranno celebrati nella cattedrale di Parma lunedì 14 settembre alle 11.30. Ricci era grande amico del direttore di Angelipress Paola Severini Melograni, celebre per aver pubblicato negli anni '80 la rivista FMR e aver creato il Labirinto della Masone a Fontanellato.

    Così il ministro Franceschini sulla sua scomparsa: "Uomo colto e raffinato, ha sempre operato per divulgare la conoscenza del nostro patrimonio culturale. Con lui viene a mancare un intellettuale di straordinaria sensibilità e intelligenza, un editore colto e raffinato".

    Tra le grandi opere curate da Ricci figurano la ristampa dell'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert (18 volumi, 1970) - venduta in tremila copie - e l'Enciclopedia dell'arte di Franco Maria Ricci (15 volumi, 1990). 

    Prestigiose poi le collaborazioni di Ricci, tra cui quelle di Umberto Eco, Cesare Zavattini e Roland Barthes, oltre ad una folta schiera di artisti e fotografi. Nel 2002 la casa editrice è stata acquistata dal gruppo Art'è.

    Zuppi e De Rita: «Pensare comune»

    Su Avvenire di ieri un articolo di Eugenio Giannetta dal Festival di Letteratura di Mantova in cui sono intervenuti il cardinale Zuppi e il sociologo De Rita. Ne riportiamo un estratto.

     «Il furore di vivere – dice De Rita – fa parte del codice degli italiani, basti pensare al ‘44, all’umiliazione per aver perso la guerra, alla disfatta economica e civile, alla distruzione di molte città. Lì è nato il furore come espressione di un modo di essere di fronte alle difficoltà, ma con il Covid la domanda è: basta il furore o bisogna riconsiderare l’uomo nel suo stare?».

    È a partire dal termine riconsiderare, nel rapporto con noi stessi e con gli altri, che interviene il cardinale Zuppi: «Gli esercizi straordinari degli ultimi mesi ci hanno fatto riconsiderare questi rapporti. Per capire il centro, dobbiamo andare in periferia, ha detto papa Francesco, e questa operazione la facciamo troppo poco. Quando la politica non è più andata in periferia è cambiato tutto. Ricominciare da lì invece permette di capire e riempire di senso il vuoto». Durante la pandemia abbiamo visto questa distanza di corpi lontani dallo spazio pubblico, ma forse, suggerisce Caridi, era così anche prima, senza che ce ne accorgessimo: «Vedere le città vuote e le autostrade piene – dice De Rita – mi dà stordimento, perché significa che la città ha tradito la dimensione del suo stare e ha perduto il suo tessuto, non ha più coesione, si sfilaccia nella lotta e si divide nella difficoltà». Dello stesso avviso il cardinale Zuppi: «Quando pensiamo di fare a meno dell’altro è pericoloso, così come lo è l’individualismo come convinzione di autosufficienza, il pensare all’io senza il noi. In Emilia un nucleo familiare su tre è composto da una sola persona ed è un’evidenza con cui dobbiamo fare i conti, perciò dobbiamo confrontarci con un bisogno ancora più acuto di identità. Pensarsi insieme è la sfida su cui ci dobbiamo confrontare». 

    Terzo settore: indagine Cesvot "In Toscana quasi 1 ente su 2 non ha risorse per continuare attività"

    Presentati i dati della prima indagine post emergenza sullo stato di salute del terzo settore in Toscana
    Terzo settore: indagine Cesvot "In Toscana quasi 1 ente su 2 non ha risorse per continuare attività”
    Il 14,2% ha chiuso o sospeso le proprie attività, oltre il 70% degli enti le ha ridotte. Il 43,7% non ha risorse economiche per le attività correnti.

    Il presidente Gelli: “L’esperienza della pandemia reclama più sanità, più servizi, più
    assistenza, più sociale e non possiamo farlo senza il contributo del terzo settore”

    L’emergenza Covid ha colpito profondamente il terzo settore in Toscana. Oltre il 70% degli enti ha dovuto ridurre le proprie attività, e il 14,2% addirittura ha chiuso o sospeso qualunque tipo di operazione.
    Questo è il quadro che emerge con grande evidenza dall’indagine condotta da Sociometrica per conto di Cesvot, dedicata appunto a valutare l’impatto dell’epidemia sugli enti del terzo settore in Toscana.
    C’è anche una parte di enti che, al contrario, ha incrementato le attività, sono le associazioni di volontariato che lavorano nel campo della sanità.
    L’impatto territoriale è molto differenziato: la situazione più critica è quella di Siena, dove a chiudere è stato oltre un quarto degli ets (27,8%); situazione difficile anche a Pistoia e Grosseto. L’impatto è stato irrilevante solo nella provincia di Prato.
    L’aspetto che ha messo in maggiore difficoltà gli enti del terzo settore è quello economico: molte associazioni non hanno modo di finanziare neppure le spese ordinarie. Un colpo particolarmente negativo è stata la cancellazione degli eventi che funzionano sia per la promozione del volontariato sia per finanziare le singole attività.
    L’indagine, accanto alle forti difficoltà economiche, ha messo in evidenza anche la grande capacità di resilienza delle associazioni, che sono totalmente determinate a continuare le attività, nonostante la crisi di oggi.
    Per altro, siamo in questo momento davanti a una riconsiderazione di tutto il welfare, dovuto all’emergenza post-Covid. Le associazioni, secondo gli esiti della ricerca, sono pronte a integrare i loro servizi a quelli pubblici per dare ai cittadini toscani servizi sanitari e di assistenza sempre migliori.
     
    Quale futuro vedono di fronte a loro gli ets toscani? Federico Gelli, presidente di Cesvot, è comunque ottimista:  “Sono convinto, come il 37% dei responsabili degli ets, che ci sia spazio per riconsiderare molti aspetti della vita collettiva, dalla riorganizzazione dei servizi socio sanitari e di assistenza, all’utilizzo delle nuove tecnologie. L’esperienza della pandemia reclama più sanità, più servizi, più assistenza, più sociale e non possiamo farlo senza il contributo del terzo settore. La politica non potrà rispondere a questa esigenza senza un’alleanza con gli enti del terzo settore. Consegniamo alla nuova classe dirigente di questa Regione tutti gli strumenti necessari perché ciò avvenga: in ultima la neonata legge regionale sul terzo settore che sancisce e legittima il ruolo  degli ets nei percorsi di co-programmazione e co-progettazione con le amministrazioni pubbliche. Da qui dobbiamo ripartire”.
     
    Anche Antonio Preiti, direttore di Sociometrica, sottolinea la forza dell’associazionismo toscano: “Con questa indagine abbiamo scoperto che il terzo settore è stato colpito al cuore, perché la sua filosofia è la vicinanza sociale, non la distanza. La resilienza dei volontari è però più forte delle conseguenze dell’epidemia. Questo è l’asset fondamentale per un futuro da protagonista della società civile”.
     
    Gianluca Mengozzi portavoce del Forum Regionale Terzo Settore, esprime preoccupazione: “Il danno che il virus sta producendo alle attività del terzo settore toscano è molto grave e non si è esaurito con la fine del lockdown. Molte attività sono tutt’ora sospese, altre si svolgono ma con le gravi difficoltà indotte dal necessario rispetto delle misure di contenimento; si tratta di una situazione che continua a dissuadere una parte della cittadinanza dalla partecipazione agli eventi collettivi, e che impedisce il lavoro di animazione sociale di volontari e militanti. Intere stagioni di attività culturali, di intrattenimento, di educazione, musicali e sportive sono state annullate, con un grave danno economico per le migliaia di organizzazioni che sostengono la propria azione sociale con l’autofinanziamento.  Non possiamo dare per scontato che quando tutto questo finirà ritroveremo intatta la grande ricchezza di associazioni e cooperative: per questo è impo rtante che le istituzioni si prendano cura dell’insostituibile risorsa costituita dal terzo settore toscano.”

    i dati più importanti:
    gli ets che hanno incrementato le loro attività sono l’8,1%, meno di uno su dieci,
    quelli che hanno mantenuto inalterate le loro attività sono il 19,1%.
    Coloro che hanno chiuso (o sospeso) le loro attività sono il 14,2%. Questa la distribuzione fra le categorie di ets:  20,3% di Onlus;  17,5% di associazioni di promozione sociale;  11,7% di organizzazioni di volontariato; 10,2% di cooperative sociali. Così la loro distribuzione territoriale che appare molto disomogenea: Siena 27,8%; Pistoia 25%; Grosseto 23,1%; Pisa 15,9%; Firenze 13,3%; Massa Carrara 11,6%; Arezzo 10,7%; Lucca 10,7%; Livorno 8,1%; Prato 3,9%.
    La metà degli enti si trova in una pesante difficoltà economica, infatti il 16,3% ha perso gran parte delle risorse di cui ha bisogno per svolgere le sue attività ed il 33,5% registra rilevanti difficoltà. Il 47,4% degli enti registra un ribasso economico superiore al 25%. Il 43,7% dichiara di avere difficoltà a reperire risorse per le attività correnti.
    Risorse umane: il 14% dichiara grandissima difficoltà nell’ambito della disponibilità di risorse umane

    Se ne è andato Amos Luzzatto, grande studioso e leader ebraico

    La scomparsa dell'ex presidente della Comunità ebraica italiana

    Amos Luzzatto (1920-2020)

    Amos.jpg

    Premio “CUORE ANPS”, dedicato ai volontari attivi senza sosta durante il lockdown

    L’evento per celebrare i 10 anni di attività associativa, ma è stato soprattutto l’occasione per ringraziare e premiare chi, nei mesi più bui del Covid, è stato in prima linea per aiutare le famiglie che versavano in gravi difficoltà economiche.

    400 medaglie antiche rubate, il sequestro eseguito in un appartamento dai Carabinieri del TPC

    Maxi sequestro condotto dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale a Roma nella zona di Ponte Milvio.

    "Albero, nostro": omaggio a Ermanno Olmi, a 40 anni da "L'albero degli zoccoli"

    Sabato 12 settembre 2020 alle ore 21:00 presso il Museo dell'energia idroelettrica di Cedegolo si terrà la proiezione dell'opera di Federica Ravera che, a quarant'anni da "L'Albero degli Zoccoli", vincitore del Festival di Cannes del 1978, rende omaggio a Ermanno Olmi incontrando i protagonisti del film e ascoltandone i ricordi. Sarà presente l'autrice.

    Area bimbi con educatore durante la proiezione.

    Ingresso gratuito.

    Ciao Rino

    In Basilicata nasce il progetto “Donne braccianti contro il caporalato”

    Nasce in Basilicata un nuovo progetto contro lo sfruttamento delle braccianti, italiane e migranti grazie alla filiera etica No Cap, l'associazione Rete per la Terra e l'azienda Megamark.

    Please publish modules in offcanvas position.

    We use cookies

    Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.