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    La quarantena e il lockdown visti con gli occhi di un adolescente

    Il 23 gennaio 2020 Matteo compie dodici anni. Ha organizzato una festa spettacolare per divertirsi con i suoi amici, e non sta più nella pelle al pensiero. Purtroppo per lui, però, all’alba di quel giorno la sua città si risveglia blindata. Matteo infatti vive a Wuhan, in Cina, e le autorità hanno autorizzato quella che sarà la più lunga quarantena dell’epoca contemporanea. Circa sessanta milioni di persone, l’intera regione dello Hubei, resteranno isolati nelle loro case fino all’8 aprile, a causa di una misteriosa polmonite: quella provocata dal virus del covid-19. È il lockdown. Per Matteo comincerà una vita molto diversa, tutta consumata tra le mura dell’appartamento che divide con sua madre Sara, veterinaria e docente all’università della città. Fra videolezioni in solitaria e tragicomiche avventure con i gattini Gingy e Deawy, Matteo e Sara affronteranno nuovi problemi e preoccupazioni inedite, a partire dalle questioni più banali... Come ci si procaccia il cibo in una città blindata? In un mondo che sembra scivolare nel panico e cambiare di continuo i punti di riferimento, Matteo e Sara trovano la forza di resistere nelle persone che li circondano. Vicini di casa, compagni di giochi, colleghi: Wuhan si stringe attorno a loro come un abbraccio, li coccola e li rallegra. Ed è così che il saluto mattutino di Sara, nella chat che è uno dei pochi canali di comunicazione con l’esterno, diventa un mantra carico di positività: “Buongiorno, Wuhan!”

    Sara PLATTO, originaria di Brescia, vive in Cina da tredici anni, e a Wuhan da otto. È docente di Comportamento e benessere animale alla Jianghan University e consulente scientifica per la China Biodiversity Conservation and Green Development Foundation. È stata, assieme a suo figlio Matteo, una dei dieci italiani a scegliere di restare in Cina all’indomani del lockdown. Con il suo lavoro vuole convincere il governo cinese a bandire lo sfruttamento degli animali selvatici, una delle possibili cause all’origine del covid-19. Oggi è tra i candidati per il Friendship Award, il più alto riconoscimento del governo cinese per gli stranieri.

    Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 riparte con la grande installazione Hospitale

    Venerdì 4 settembre è la data della riapertura ufficiale di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, con l’inaugurazione della più grande installazione in programma: Hospitale – Il futuro della memoria, uno dei pilastri del Dossier di candidatura. Prodotta dal Comune di Parma, progettata e realizzata da Studio Azzurro e con l’importante contributo di Fondazione Cariparma, la video-installazione celebra la memoria storica dell’iconico quartiere Oltretorrente la cui vocazione risulta più che mai attuale alla luce dell’emergenza sanitaria che nei mesi scorsi ha bloccato il Paese e il programma di Parma Capitale.

    In virtù della proroga del titolo anche per il 2021, Parma riparte più forte di prima, riprendendo le iniziative rimaste sospese e arricchendosi di nuove riflessioni scaturite dalle recenti vicende, che hanno profondamente cambiato il nostro modo di vivere e non possono essere ignorate.

    La cultura torna quindi a battere il tempo, riappropriandosi dei suoi spazi, consolidando il legame di Parma con il suo territorio e riprendendo a scandire, con rinnovato vigore, la vita della città. La rinascita non può prescindere dalla cultura: ne è testimonianza il ricco programma di eventi, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche, concerti musicali, incontri con autori, performance di danza, laboratori per bambini, senza dimenticare i musei e le mostre ospitate nei luoghi culturali della città (www.parma2020.it).

    A celebrare la ripartenza di Parma Capitale Italiana della Cultura, venerdì 4 settembre una grande cerimonia istituzionale al Parco Ducale alla presenza del Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli; del Presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini; del sindaco Federico Pizzarotti; dell’Assessore alla Cultura Michele Guerra; del Presidente dell’associazione Parma, io ci sto! Alessandro Chiesi; del Presidente di Unione Parmense degli Industriali Annalisa Sassi e del Direttore Generale del Teatro Regio Anna Maria Meo.

    HOSPITALE – IL FUTURO DELLA MEMORIA

    Aperta al pubblico dal 5 settembre all’8 dicembre, è pensata appositamente per l’iconica Crociera dell’Ospedale Vecchio che, insieme all’intero Complesso Monumentale, dal 2016 è oggetto di un importante intervento di rigenerazione urbana che darà vita a un museo multimediale permanente dedicato alla memoria della città.

    È una video-narrazione, articolata in più parti, che racconta la storia dell’Hospitale nato dalle acque – i suoi canali, i mulini, le alluvioni – attraverso la presenza virtuale degli attori Marco Baliani e Giovanna Bozzolo, che assumeranno di volta in volta il ruolo di “io narrante” o di testimoni degli eventi. Otto grandi superfici tessili, che occuperanno le pareti della navata centrale, diventeranno gli schermi sui quali si articolerà, da diversi punti di vista, il racconto della storia dell’Ospedale Vecchio.

    Keep Racism Out: Lega Serie A e Unar insieme contro la discriminazione nel calcio

    Parte il cammino di Lega Serie A e Unar, ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, per garantire la parità di trattamento e la tutela dei diritti umani nel calcio. Lega Serie A aderisce quindi all'osservatorio con uno staff dedicato per monitare le discriminazioni in ambito sportivo e realizare workshop dedicati ai settori giovanili, ai calciatori, agli alelnatori e agli addetti ai lavori.

    "Abbiamo una missione importante per i prossimi mesi: sradicare il razzismo", ha detto Paolo Dal Pino, presidente Lega Serie A.

    "Ci vuole l'assunzione di responsabilità contro ogni forma di xenofonia, razzismo e discrimazione, nel mondo del calcio e in tutto lo sport in generale. Fondamentale per la crescita culturale dei giovani verso una società più aperta ed inclusiva".

     

    Settembre è iniziato e si saluta l'estate con un'ultima cena: l'editoriale di Rebecca Zoe de Luca

    Settembre, il mese della nostalgia e dei nuovi inizi: il momento in cui tutto finisce, ma allo stesso tempo ricomincia. Con il primo settembre ci si rende conto della fine dell’estate, io me ne sono sempre accorta per via delle temperature: a settembre al lago si salutano, pressoché definitivamente, pantaloncini corti e top scollati e se prima tornare tardi era ‘sicuro’ perché tanto per la strada s’incontravano vari turisti, ora si vaga soli nelle strade buie e deserte. Eppure settembre dal mio punto di vista non è mai stato un vero ‘demonio’. Ovviamente tutti gli anni la prima sensazione che provo il giorno del rientro è l’inevitabile nostalgia, perché quando le cose belle finiscono è inevitabile rimpiangerle. Se c’è una cosa che però ho ‘imparato’, è che bisogna sempre festeggiare come si deve la fine delle cose belle, certo la nostalgia ci accompagna quando dobbiamo lasciare i nostri posti del cuore, ma festeggiare è un modo per esorcizzarla e rendersi conto di quanto si è stati bene. Così ogni anno il giorno prima della partenza io e i miei amici facciamo ‘l’ultima cena’, occasione in cui ci si riunisce, per l’ennesima volta come durante tutta l’estate e che si conclude con pianti da parte dei più sensibili - io, cuore di pietra, non faccio parte di questa categoria - e abbracci interminabili. Ecco quest’anno forse sarebbe meglio evitare gli abbracci e i baci per ovvi motivi. Oggi venerdì 3 settembre 2020, è arrivato il giorno della fatidica cena. Ed ecco qui che io, immancabile vanitosa, dal mattino inizio a passare in rassegna tutti i possibili abbinamenti: vestito? No, fa troppo freddo la sera. Maglione? L’ho già indossato ieri sera. Rossetto? Che colore? Sandali? Sneakers? Capelli sciolti o raccolti? E avanti così per una giornata intera. In un batti baleno la nostalgia scompare e lascia il posto alla solita Rebecca fissata con i dettagli, perché ho sempre fatto così: per allontanare tristezza o semplice nostalgia mi concentro su cose comunemente ritenute frivole. È vero, qui al lago lascio una parte di me, ma se devo essere del tutto onesta, mi mancano tutte quelle piccole cose che caratterizzano la quotidianità, gli amici di sempre, lo smog, il traffico, il caos e l’asfalto: la mia Milano. 

    L’apertura delle scuole è una esigenza primaria del Paese

    L’apertura delle scuole è una esigenza primaria del Paese, ma lo è altrettanto la sicurezza e la continuità delle attività. Pertanto, accanto alle esigenze didattiche e formative, è necessario prendere in considerazione il principio di precauzione, la protezione dei lavoratori, la efficacia, la sostenibilità e la accettabilità delle misure proposte.

    A partire da maggio il CTS ha elaborato diversi documenti con elementi tecnici di valutazione, sottoposti al decisore politico, circa la possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2, con l’obiettivo di garantire la salute e la sicurezza per la riapertura delle scuole per il nuovo anno scolastico.

    In particolare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un recente documento del 21 agosto fornisce indicazioni rispetto all’uso delle mascherine in ambito scolastico differenziandole per fasce di età: Fra 6 e 11 anni: uso condizionato alla situazione epidemiologica locale, prestando comunque attenzione al contesto socio-culturale e a fattori come la compliance del bambino nell’utilizzo della mascherina e il suo impatto sulle capacità di apprendimento. Dai 12 anni in poi: utilizzare le stesse previsioni di uso degli adulti. La consensus conference OMS del 31 agosto ribadisce la necessità di affiancare l’uso delle mascherine alle altre misure preventive, quali il distanziamento sociale, la sanificazione delle mani, l’etichetta respiratoria, un'accurata informazione ed educazione sanitaria in linguaggio adeguato all’età degli studenti.

    RACCOMANDAZIONI TECNICHE

    Il CTS ribadisce quanto già indicato sulle situazioni dinamiche e in quelle statiche in cui non vi è il rispetto del distanziamento. In tutti i contesti di condizione statica, il CTS ribadisce l’importanza dell’uso delle mascherine come già espresso nel documento tecnico sulla scuola del 28 maggio 2020 e incluso nel Piano Scuola 2020-2021 e specifica che: Nell’ambito della scuola primaria, per favorire l’apprendimento e lo sviluppo relazionale, la mascherina può essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro.

    Nella scuola secondaria, anche considerando una trasmissibilità analoga a quella degli adulti, la mascherina può essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro, l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto) e in situazione epidemiologica di bassa circolazione virale come definita dalla autorità sanitaria.

    Si sottolinea che l’uso delle mascherine è solo una delle misure di prevenzione che devono essere implementate in ambito scolastico in una corretta associazione con tutte le altre misure già raccomandate al fine limitare la circolazione del virus (es. igiene dell’ambiente e personale, ricambio d’aria, sanificazione ordinaria...).

    Il dato epidemiologico, le conoscenze scientifiche e le implicazioni organizzative riscontrate, potranno determinare una modifica delle raccomandazioni proposte, anche in relazione ai differenti trend epidemiologici locali, dall’autorità sanitaria che potrà prevedere l’obbligo della mascherina anche in situazioni statiche con il rispetto del distanziamento per un determinato periodo, all’interno di una strategia di scalabilità delle misure di prevenzione e controllo bilanciate con le esigenze della continuità ed efficacia dei percorsi formativi.lità di aerosolizzazione (es. canto).

    Calcio: archiviato De Siervo "mi è stata resa giustizia"

    "A distanza di un anno mi è stata resa giustizia anche dalla Procura Federale": così l'Amministratore Delegato della Lega Serie A Luigi De Siervo ha commentato l'archiviazione del procedimento aperto a suo carico dopo un audio registrato - si legge in una nota - "di nascosto con un cellulare e diffuso illegittimamente al termine di una riunione del Consiglio di Lega". "Un audio di pochi secondi, estrapolato ad arte dal contesto per far apparire un pensiero opposto a quello effettivamente rappresentato - ha proseguito De Siervo -. Stavo spiegando in CdA che, attenendoci alle direttive Uefa e Fifa, avremmo cercato di non dare voce, nei nostri stadi, ai violenti e ai facinorosi. Questa archiviazione rende giustizia al mio pensiero in tema di lotta al razzismo e sono felice che oggi la sentenza lo riconosca. Il nostro impegno contro ogni forma di discriminazione, e contro il razzismo in particolare, è massimo. Negli ultimi mesi, infatti, abbiamo continuato a lavorare contro la piaga del razzismo creando un ufficio dedicato che coordinerà tutte le nostre attività in ambito nazionale e internazionale su queste tematiche". (Fonte Ansa)

    Oltre 200.000 minori stranieri non accompagnati arrivati negli ultimi 5 anni in Europa

    Migranti: Save the Children, oltre 200.000 minori stranieri non accompagnati arrivati negli ultimi 5 anni in Europa per chiedere asilo lasciati a destini incerti, molti dei quali senza sicurezza e protezione. Oltre 2.000 i minori soli sbarcati nel 2020 in Italia

    A cinque anni dalla tragica morte di Alan Kurdi, l’Organizzazione avverte che l'Europa non è riuscita a garantire adeguatamente i diritti dei bambini e adolescenti migranti e rifugiati. In Italia la condizione dei più vulnerabili sia al centro del vertice di oggi tra il sindaco di Lampedusa e il Governo

    Oltre 200.000 minori stranieri non accompagnati, in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze, hanno chiesto asilo in Europa negli ultimi cinque anni, ma è probabile che il numero di bambini e ragazzi arrivati sia molto più alto, molti tra loro, infatti, sono costretti a un'esistenza nell’ombra in Europa, a rischio di sfruttamento e abuso. Lo afferma il nuovo rapporto “Protection Beyond Reach” di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, diffuso oggi a cinque anni dal giorno in cui il piccolo Alan Kurdi perse la vita in un naufragio di fronte alla costa turca nel tentativo di raggiungere la salvezza in Europa.

    Da allora, più di 700 minori, neonati compresi, hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee[1], durante pericolosi viaggi via mare.

    Mentre ad alcuni minori sono state garantite sicurezza e protezione, molti altri incontrano ostacoli nell’ottenere lo status di rifugiato, o comunque la tutela prevista per la loro minore età, vivono nella paura costante di essere espulsi o detenuti e si vedono negare la possibilità di ricongiungersi con i membri della famiglia che vivono altrove in Europa, segnala con preoccupazione il rapporto. 

    I bambini e gli adolescenti che viaggiano da soli o con la loro famiglia, hanno diritti e bisogni specifici e devono essere garantite loro innanzitutto sicurezza e protezione. Al contrario, nonostante alcuni importanti passi avanti come l’adozione da parte dell’Italia della “Legge Zampa” (L. 47/2017) sulla protezione e l’accoglienza dei minori non accompagnati, l'UE e gli Stati membri hanno risposto con misure sempre più restrittive e pericolose, afferma l’Organizzazione.

    In Italia si segnala che l’attuale incremento di arrivi via mare a Lampedusa vede coinvolti anche molti minori non accompagnati, 2.168 dall’inizio dell’anno al 31 agosto, e nuclei familiari con bambini, sui quali il gravissimo sovraffollamento dell’hotspot e il prolungarsi dei tempi di trasferimento verso centri di accoglienza idonei a ospitarli, rischia di avere un impatto fortemente negativo. Save the Children è presente sull’isola con un team di operatori per la protezione dei minori. “Auspichiamo che la condizione delle persone più fragili, dei bambini, dei minori soli, delle donne vittime di violenze e di tutti coloro che giungono in Italia spesso dopo situazioni di grave sofferenza vissute durante il viaggio e, in molti casi nei centri di detenzione in Libia, sia al centro dell’incontro di oggi tra le autorità locali e il Governo. E’ necessario velocizzare le procedure di trasferimento, assicurando che ai minori non accompagnati vengano riconosciuti tutti i fondamentali diritti sanciti dalla Legge Zampa, a partire da un’accoglienza immediata degna di questo nome, l’assistenza sanitaria e la nomina di un tutore” ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

    Altrettanta attenzione merita la situazione dei minori presso un confine lontano dai riflettori, quello tra Italia e Francia, in particolare nell’area di Ventimiglia, dove al momento minori accompagnati e nuclei familiari, a fronte della chiusura del campo Roja, risultano, al pari degli altri migranti e richiedenti asilo, privi di accoglienza e rischiano di finire nelle mani dei trafficanti allo scopo di varcare il confine verso la Francia. Notizie preoccupanti arrivano anche dalla rotta balcanica.

    “Sono passati cinque anni da quando Alan Kurdi ha perso la vita appena al largo delle coste turche, diventando un tragico simbolo della 'crisi dei rifugiati'. I leader europei sono stati tra i primi a dire: "Mai più", ma da allora hanno solo reso le rotte più difficili e pericolose per rifugiati e migranti ", ha dichiarato Anita Bay Bundegaard, direttrice di Save the Children Europa.

    “Il modo in cui l'Europa ha trattato i bambini più vulnerabili nel momento del bisogno è inaccettabile. Ad esempio, dall'agosto 2019, ogni giorno in media 10.000 minori risultavano bloccati sulle isole greche, il 60% dei quali di età inferiore ai 12 anni. Sebbene siano stati compiuti alcuni sforzi per ricollocarli al di fuori della Grecia, migliaia sono stati abbandonati al loro destino a causa della riluttanza di alcuni paesi europei ad accogliere e prendersene cura. Nel frattempo, i bambini continuano a morire alle porte della UE mentre i leader europei guardano dall'altra parte", ha continuato Bay Bundegaard.

    Molti minori stanno fuggendo da paesi che affrontano crisi, alcune delle quali protratte per anni. Con il conflitto in Siria al suo decimo anno, la metà degli otto milioni di bambini del Paese non ha conosciuto altro che la guerra. Il conflitto in Afghanistan, da cui proviene la maggior parte dei minori non accompagnati che arrivano in Europa, rimane tra i più mortali per i bambini, che rappresentano quasi un terzo di tutte le vittime nel Paese[2].

    Molti Paesi europei hanno risposto alla crisi dei migranti chiudendo i loro confini, facilitando la detenzione dei minori o rendendo quasi impossibile il ricongiungimento dei bambini con i loro genitori. Nella sola Grecia circa 331 minori erano in detenzione nel marzo 2020.

    “Quando proviamo ad attraversare i confini veniamo picchiati duramente dalla polizia, trattati rudemente. Penso che vogliano terrorizzarci per scoraggiarci a riprovare. Non vedo la mia famiglia da molto tempo, sono partito per andare in Europa perché non c'era niente per me in Siria, o in Libano, o in Turchia" ha detto Ahmed, un ragazzo di 15 anni fuggito dalla Siria e che ora si trova a Belgrado, in Serbia.

    I bambini soffrono di incubi e altri sintomi di traumi e depressione, incluso l'autolesionismo, a causa della loro esperienza nel Paese di origine e del viaggio faticoso, dei permessi di soggiorno precari e della paura di essere espulsi[3].

    “Sebbene siano stati apportati alcuni miglioramenti[4], questi sono oscurati da politiche e misure di frontiera brutali, per impedire che i bambini vulnerabili entrino in Europa. L'Europa deve trarre insegnamenti dal passato. Le nuove politiche migratorie non dovrebbero andare a scapito della vita dei bambini " ha continuato Anita Bay Bundegaard.

    La maggior parte degli oltre 200.000 minori non accompagnati arrivati in Europa per chiedere asilo proviene da Afghanistan, Siria ed Eritrea e finisce per restare in Germania, Grecia, Italia e Svezia[5]. Ciononostante, su un totale di circa 35.000 richiedenti asilo ricollocati dalla Grecia e dall'Italia negli ultimi cinque anni, solo 823 erano minori non accompagnati[6]. Nel frattempo gli arrivi via mare in Grecia sono quasi raddoppiati tra il 2018 e il 2019 (da 32.000 a 60.000 persone)[7].

    In attesa dell'annuncio dell'UE sul “Patto Asilo e Migrazione” che ispirerà le nuove misure in materia, Save the Children chiede che i diritti dei bambini siano al centro di tali decisioni e che l'UE ei suoi leader garantiscano che vengano prese misure per garantire la sicurezza dei minori vulnerabili. Si deve garantire che i minori possano accedere immediatamente all'asilo e alla protezione una volta arrivati in Europa, invece di essere respinti. Solo percorsi di migrazione legale, compreso un rapido accesso al ricongiungimento familiare, possono impedire che i bambini e adolescenti muoiano durante il loro viaggio verso l'Europa.

    “Ci aspettiamo che l’Italia giochi un ruolo centrale nelle consultazioni europee per il Patto Asilo e Migrazione, garantendo il giusto spazio alla protezione e accoglienza di minori, neomaggiorenni e nuclei familiari con bambini. Auspichiamo, inoltre, che la Legge Zampa possa essere di ispirazione per la costruzione di un sistema di protezione europeo che consideri i minori non accompagnati soprattutto e innanzitutto minori, e non una componente incidentale della gestione delle politiche migratorie. Al contempo, è essenziale che l’Italia dia piena attuazione a questa innovativa legislazione, emanando al più presto i decreti attuativi mancanti e rendendo omogenea la prassi delle istituzioni territoriali, tra cui Questure e Prefetture, come richiesto a giugno dal report “Superando le barriere”. Un investimento sull’integrazione dei minori migranti e un’attenzione specifica al delicato momento del passaggio alla maggiore età dovrebbero ispirare tanto le politiche europee quanto quelle nazionali, affinché nessuno, in questo momento cruciale per il nostro continente, sia lasciato indietro” ha concluso Raffaela Milano.

    Suicidio, Telefono Amico Italia: "Richieste di aiuto raddoppiate"

    Evento virtuale di sensibilizzazione in occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio. Giovedì 10 settembre alle 18.30 diretta Facebook “Lo spazio che ci unisce” con approfondimenti, testimonianze e momenti artistici. Tra i relatori lo psichiatra di fama internazionale Diego De Leo, ideatore della Giornata Mondiale. Iniziativa sostenuta da Gessica Notaro e Giovanni Caccamo.

    «Nei primi sei mesi del 2020 abbiamo ricevuto quasi 2mila richieste di aiuto da parte di persone attraversate dal pensiero del suicidio o preoccupate per il possibile suicidio di un proprio caro, oltre il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno». A renderlo noto, in occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, è Telefono Amico Italia, organizzazione di volontariato che da oltre 50 anni si prende cura di chi ha bisogno di essere ascoltato e sostenuto.

    La Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio ricorre il 10 settembre e proprio in questa data, a partire dalle ore 18.30, Telefono Amico Italia trasmetterà in diretta su Facebook un evento virtuale che vedrà la partecipazione, tra gli altri, dello psichiatra e psicoterapeuta di fama internazionale Diego De Leo, direttore emerito del Centro collaborativo della Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per la Ricerca e la Formazione sulla Prevenzione del Suicidio e dell'Istituto Australiano per la Ricerca e la Prevenzione del Suicidio presso la Griffith University di Brisbane nonché direttore del Dipartimento di Psicologia presso la Primorska University della Slovenia, dove dirige il Centro Nazionale per la Ricerca sul Suicidio.

    «Sono oltre 800mila le persone che ogni anno, nel mondo, si tolgono la vita, in media una ogni 40 secondi. Numeri impressionanti che ci spingono a lavorare in maniera sempre più intensa sul fronte della prevenzione», spiega la presidente di Telefono Amico Italia Monica Petra. «Proprio al fine di accendere i riflettori su questo complesso fenomeno – aggiunge – da anni celebriamo la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio attraverso street action di sensibilizzazione in varie città italiane. Quest’anno, viste le restrizioni imposte dall’emergenza Covid-19, abbiamo deciso di ricordare l’importanza di questa giornata attraverso un evento virtuale che prevede approfondimenti sul tema, testimonianze dirette e momenti artistici molto toccanti».

    L’EVENTO “LO SPAZIO CHE CI UNISCE” – L’evento virtuale, in programma giovedì 10 settembre alle ore 18.30, verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook di Telefono Amico Italia e prevede la partecipazione, oltre che dello psichiatra De Leo e della presidente di Telefono Amico Italia Monica Petra, dell’improvvisatore e autore Patrizio Cossa, della cantautrice Irene Ghiotto con la canzone “Gli ingegneri delle anime umane”, del cantautore Jacopo Ratini con la canzone “Cose che a parole non so dire” e del cantautore Cosimo “Zanna” Zannelli, che ha scelto questo evento per la presentazione ufficiale della sua nuova canzone “Lo Spazio che ci unisce”, che dà il titolo all’intera iniziativa di sensibilizzazione.

    Il cuore di una mamma nelle lettera al figlio, scomparso col terremoto di Amatrice

    "Mio caro Filippo,
    mi trovo a scriverti per dare un senso a questa nuova esistenza senza di te. Non è  facile richiamare alla mente come non è facile affrontare questa pagina bianca. Il dolore prende spesso il sopravvento, i ricordi si accavallano, si sovrappongono".

    C'è il cuore grande e colmo d'amore di una mamma nella lettera di Stefania rivolta al figlio Filippo, giovane scomparso nel terremoto di Amatrice. La lettera fa parte del  libro "Lettere senza confini", che raccoglie le lettere di altre 5 madri indirizzate ai figli, scomparsi in un incidente stradale, vittima di femminicidio, in un incidente provocato da persona sotto effetto di alcol e droga e con un testo rivolto ad un bimbo mai nato.

    "Il coraggio anche se pensi di non averlo, lo trovi scavando nell'anima per farlo riaffiorare come uno zampillo d'acqua imprigionato nella roccia".

    È la convinzione di queste madri che tendono la mano ad altre mamme e donano il loro coraggio. Prima incontrandole, poi tramite la lettura delle lettere sulla pagina Facebook dell'Associazione"Il sorriso di Filippo", che mamma Stefania ha ideato col marito Mario con eventi e progetti dedicati ai giovani. "Come avrebbe voluto Filippo, che credeva nell'amicizia e metteva il cuore in ogni cosa che faceva". Racconta Stefania.

    Il libro ha generato borse di studio per studenti di Amatrice e darà vita a nuove borse di studio intitolate ai figli e figlie a cui sono indirizzate le stesse lettere.

    È un ricordo che viaggia. Partito da Firenze, dove è nato il libro, raggiunge anche Mantova (la città di una mamma) fino ad arrivare ad Amatrice.

    Vittorino Andreoli: 80 anni di follia, in libreria con Rizzoli

    «Giunti alla mia età si scopre di non essere un uomo, ma una storia». Un grande psichiatra racconta cosa ha imparato della vita e del cervello nei suoi ottant’anni.

    Dopo aver svelato il volto della follia, Vittorino Andreoli ripercorre in questo libro le tappe di una vita attraversata
da numerose sfide e scommesse, non senza qualche amarezza.
“Ho aspettato ottant’anni per capire che la vita è fatta di continuità, non di avventure” e che la memoria invece può essere ingiusta perché lavora per celebrazione. Ma allora cosa significa
compiere ottant’anni? Quali ombre ci lasciano e quali invece
si ostinano a farci compagnia?
Un “vecchio”, ci insegna Andreoli, non è solo una persona
con lo sguardo rivolto all’indietro, anzi è proprio a ottant’anni
che è possibile affrontare con più libertà le “grandi domande dell’esistenza”, come il rapporto tra fede e ragione; dedicarsi
alla musica, al teatro, alla letteratura, continuando a sostenere
la causa dei “miei matti” – come li chiama affettuosamente
dal lontano giorno del 1959 in cui mise per la prima volta piede
in un manicomio – attraverso interviste, dibattiti e conferenze.
In queste pagine dense di riflessioni intime ma dal sapore universale, Andreoli racconta la sua esistenza unica, ricca
di scoperte, di rivoluzioni e di riconoscimenti, di segni che
ha inciso “sulla pietra” e “sulla carta”. Una vita, da testimone
e da protagonista, vissuta all’insegna dell’umanesimo
per affermare, prima di tutto e sopra tutto, il valore
e la straordinarietà dell’uomo “tutto intero”.

    VITTORINO ANDREOLI è uno
dei maggiori psichiatri italiani.
Tra i suoi ultimi saggi pubblicati
per Rizzoli ricordiamo La gioia di vivere (2016), La gioia di pensare (2017), I principi della nuova psichiatria (2017), Homo stupidus stupidus (2018) e Homo incertus (2020). Per Rizzoli è uscita anche l’autobiografia La mia corsa nel tempo (2016)

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